Vi innamorate quando vi sentite vulnerabili o irrequieti? E quando vi disinnamorate, “crollate” come se foste stati sotto l’influsso di una droga? Indugiate a prendere decisioni importanti della vostra vita in attesa che a determinarle sia un partner futuro? E se avete già un partner, dedicate il vostro tempo pensato a come piacergli-le e/o migliorarlo-la trascurando voi stessi? Quando non siete innamorati, siete inclini a accedere nel mangiare o bere o altri vizi? Se la persona di cui siete innamorati cambiasse, oppure risolvesse i suoi problemi, pensate che anche la vostra vita cambierebbe e i vostri problemi verrebbero risolti?
Se rispondete affermativamente a quasi tutte le domande, come faranno molti
di noi, ciò significa che credete ancora nel classico copione per cui l’idillio
sentimentale fiorisce a distanza, esplode nell’ossessione, e infine si consuma
nella quotidianità di un rapporto a due, magari causando sofferenze solo a un
partner. Molti di noi rifiutano di arrendersi all’evidenza delle cose: crediamo
ancora di poter trovare il completamento di noi stessi in “sostanze” esterne,
vale a dire nel corpo e nella mente di un’altra persona.
Ma non l’abbiamo inventato noi questo dilemma.
Pensateci: da un lato, ognuno di noi nasce con un’intera gamma di qualità umane,
espressione di una personalità unica. D’altro canto siamo sottoposti a pressioni
sociali che stabiliscono una divisione dei ruoli, un’assunzione di tipo totalitario
dei ruoli secondo l’appartenenza di genere, la quale presiede alla divisione
del lavoro, fornisce modelli comportamentali a seconda delle razze e classi,
ed è talmente accettata da figurare quale elemento connaturato.
In effetti, le società hanno cercato di stabilire differenze di genere anche
là dove non sussistevano, tanto che in molte lingue sono stati assegnati generi
diversi agli oggetti inanimati; così, alla voce “femminile” che contrassegna
un tipo di penna (la plume) ne corrisponde una “maschile” (le stylo).
Eppure, nonostante le pressioni sociali volte a categorizzare e a limitare la
personalità umana, il ragazzino che viene ripreso e schernito perché piange
“come una bambina” non cessa di sentirsi triste: semplicemente reprime quel
sentimento. Analogamente, la ragazzina che viene punita per il suo ostinarsi
ad agire “come un maschiaccio” proverà solo un maggior sconforto.
Più avanti, dato che a entrambi verrà spiegato che determinati aspetti della
loro personalità sono più consoni al “sesso opposto”, essi saranno indotti a
ricercare le proprie qualità represse in altre persone. Nel tentativo di ripristinare
la loro interezza psichica, cercheranno di assimilare e possedere un’altra persona.
Questa polarizzazione tra “femminile” e “maschile”, questa mutilazione interiore
di noi stessi, è ancora più crudele in quanto ai due poli scissi non viene riconosciuta
una pari valenza. Dominanza del polo maschile significa che le qualità più ammirevoli
rientrano sotto la dominazione “maschile” e sono più numerose, mentre quelle
“femminili”, oltre a essere quantitativamente più limitate, sono anche poco
stimate.
Nessuna meraviglia se le storie sentimentali prendono avvio col senso di distanza o attraverso fratture psichiche e prosperano sulla morte e la separazione. Proiettare le qualità che abbiamo perso su qualcun altro si realizza più facilmente a distanza.
Col sopraggiungere dell’adolescenza, la mancanza di una personalità totale
in entrambi i sessi, il sentirsi incompleti e il senso di vergogna per certi
aspetti della propria persona che “appartengono” al sesso opposto, unitamente
ai pressanti condizionamenti rispetto all’appartenenza di genere attuati dal
sistema sociale, possono indurre molti di noi a strutturare una falsa maschera
sociale.
Il ragazzo che ha sviluppato una spiccata autostima può opporsi a questa tendenza,
e se ha ricevuto una particolare educazione può anche limitarsi a simulare l’appiattimento
conformistico, specialmente se ha un modello adulto cui riferirsi che restituisca
valore a qualità non “maschili”, oppure se vive in una condizione razziale o
sessuale tale da rafforzare un’identità non conforme.
La ragazza dotata di un’eccezionale autostima può anche assumere qualità “maschili”
come l’atteggiarsi a “maschiaccio” e imporre la propria autorità – dopotutto
l’imitazione è la forma più sincera dell’adulazione, dunque è più ragionevole
per le ragazze imitare i ragazzi che non l’opposto – purchè le compensi manifestando
una caratterizzazione sessuale più tradizionale della sfera sentimentale e in
altre aree sociali.
Tuttavia una scarsa autostima, sia nei ragazzi che nelle ragazze, può condurre
a un’esasperazione della differenziazione di genere nel tentativo di assicurarsi
l’approvazione esterna, con la progressiva perdita di integrità psichica man
mano che l’individuo cresce.
Inflessibilità, competizione, aggressività, distacco dalle donne, persino crudeltà
e violenza diventano i tratti distintivi di uomini con scarsa autostima che
mascherano la propria debolezza dietro una facciata di precarietà.
Sottomissione, dipendenza, bisogno del consenso maschile, timore di conflittualità,
tendenza a colpevolizzarsi e incapacità di manifestare rabbia o altri sentimenti
violenti sono aspetti comportamentali dietro ai quali si nascondono donne con
un basso livello di autostima.
Questo significa che sia gli uomini sia le donne con uno scarso livello di autostima
accentuano il fenomeno di polarizzazione e sopprimono più parti di se stessi
per proiettarsi in altri individui, i quali diventano gli oggetti di una storia
d’amore, di un “romance”, dell’innamoramento: tutte parole che usiamo istintivamente
per descrivere l’insorgere delle passioni e il successivo esaurimento della
“corrente” di adrenalina di cui siamo così dipendenti, entro un insieme di fenomeni
ben lontani dal costituire un vero sentimento d’amore. Se un rapporto sentimentale
nasce da un senso di incompletezza psichica e dal bisogno di integrare qualità
mancanti, difficilmente si trasformerà in amore: la dipendenza dagli altri e
la scarsa autostima sono i principali ostacoli che si frappongono al raggiungimento
di un amore maturo e consapevole.
In breve, la scarsa stima di sé è forse la barriera più grande all’instaurarsi
di un rapporto di intimità.
Suscita nella donna “il timore che qualcuno possa diventare così intimo da scoprire
la sua vera essenza, e la respinga.
E, naturalmente, è un terrore sperimentato anche dagli uomini, spesso unito
a un’altra paura: che il fatto di dipendere da una donna o scoprire sentimenti
“femminili” dentro di sé possa incrinare la facciata di uomo virile accuratamente
costruita. Chiaramente, anche la gelosia è riconducibile a questi sentimenti
di inadeguatezza e di incompletezza, e tende a crescere parallelamente alla
diminuzione della nostra autostima.
Più ci sentiamo incompleti, più aumenta la nostra ossessione di possedere qualcuno
su cui proiettiamo gli attributi di cui siamo privi (… ci piacciono, li percepiamo
come un nostro completamento), più diventiamo gelosi.
Questo ciclo di rigidità dei ruoli di genere, scarsa autostima, passione, gelosia,
mancanza di amore e di intimità e quindi ulteriore diminuzione di autostima
e ulteriore rigidità dei ruoli di genere e via dicendo, può essere pericoloso
in ogni senso.
Forse è meglio distinguere la passione dall’ossessione anche se
spesso questo confine è definibile più da un osservatore esterno che da chi
ne è coinvolto. La passione è un sentimento che coinvolge il soggetto senza
travolgerlo. Quella amorosa libera, per esempio, una quantità di energia tale
da stravolgere la quotidianità dell’innamorato. La passione cancella i piccoli
bisogni e porta l’individuo a trascendere, sia nella dimensione privata che
in quella collettiva. Nelle ossessioni invece è la dipendenza da un oggetto
esterno a dare la sensazione di vivere veramente. L’ossessione è una passione
incontrollabile che può distruggere gli equilibri familiari e spesso precipitare
nell’alcolismo, nella tossicomania o nella passione per il gioco d’azzardo.
Bisogna liberarsi delle passioni malefiche. Ma ancor più importante è superare
la paura che imbriglia non solo la passione ma anche il coraggio di cambiare.
I sintomi della passionalità si trovano anche nella curiosità e nell’apertura
al nuovo, oltre che nella capacità di assumersi dei rischi, o perlomeno di considerarli
opportunità piuttosto che fonti di pericolo. Il rischio della novità è anzi
il principale stimolante psichico delle personalità passionali.
Come hanno dimostrato alcuni studiosi, attraverso una ricerca clinica sulla
violenza all’interno dei rapporti tra coniugi, è proprio quando gli uomini e
le donne si attengono molto rigidamente alle aspettative sociali che le probabilità
di atti violenti si fanno più concrete.
In altre parole: la violenza nei rapporti esemplifica, in extremis, la divisione
dei ruoli secondo stereotipi di genere che solitamente strutturano l’intimità
tra uomini e donne.
Le coppie, invece, si reggono su un rapporto di reciproca parità.
Tuttavia viviamo tutti nella stessa cultura e la maggior parte di noi è cresciuta
in famiglie fondate su vari pregiudizi.
A volte, quindi, la differenziazione di genere dei ruoli può dar luogo anche
ad una versione esagerata conosciuta come “raddoppio”, per cui due uomini insieme
possono raddoppiare l’aggressività, mettere in atto comportamenti asociali e
mostrarsi disponibili alla promiscuità sessuale; viceversa due donne insieme
possono raddoppiare la loro passività, esasperare il loro stato di reciproca
dipendenza e incanalare la loro energia esclusivamente a un rapporto intimo,
con o senza sesso.
In breve, è difficile ripristinare quella completezza interiore che consente
a una persona di amare tanto se stessa quanto un’altra, liberamente e felicemente.
Viceversa, le devastazioni emotive provocate da un’ossessione amorosa fanno
parte di un fenomeno piuttosto comune nella nostra società.
Basta solo aprire i giornali di qualsiasi nazione per leggere le cronache di
qualcuno che è stato ucciso, picchiato, o imprigionato per “delitto passionale”.
L’autostima porterà forse all’inaridirsi della passione amorosa?
Sì, ma solo nella sua forma attuale. Oltretutto, non va dimenticato che l’innamoramento
rappresenta la forma più intensa di curiosità. Se non fossimo così bisognosi,
così ossessionati dall’esigenza di possedere qualcuno, se non nutrissimo falsi
illusioni sul potere salvifico dell’amore – in altre parole, se vivessimo le
storie d’amore nell’intento consapevole di pervenire a un nuovo discernimento
di noi stessi e degli altri e non per cercare nell’altro un completamento di
noi stessi – l’innamoramento potrebbe essere una forma profonda, intima, sensuale
ed empatica di apprendimento.
Chiaramente, l’innamoramento può sopraggiungere con tutte le sue ossessioni
ogniqualvolta ci sentiamo depressi o incompleti, a qualsiasi età o periodo della
vita e anche a dispetto di una certa esperienza. Feriamo sia noi sia gli altri
quando diventiamo delle altre persone, conformemente a quanto vogliono gli altri,
anziché restar fedeli a noi stessi. Tuttavia, la prospettiva di liberarsi da
questa ossessione può destare a volte la stessa ansia che insorge all’idea di
rinunciare a qualsiasi “sostanza” cui siamo assuefatti: come sostituire quel
flusso di adrenalina? Che cosa diventeremo? La verità è che la scoperta di noi
stessi è più eccitante e appagante di qualsiasi istanza che possa offrire il
“romance”, e in qualche modo ne siamo perfettamente consci. Pensate alla gioia
di scoprire noi stessi: risolvere un problema, costruire, inventare, dedicarsi
ad attività ginnica, cucinare per amici, scrivere: tutte cose che rivelano una
ricchezza interiore e il nostro sforzo per realizzarla. Ancora non sappiamo
chi diventeremo; noi siamo ai margini della storia. Sappiamo però che per crescere
bisogna accettare la sfida dell’ignoto.
Gli eccessi e … personalità integrata.
Non c’è da meravigliarsi se le romantiche storie d’amore perdono
intensità con la vicinanza, la quotidianità, la familiarità. Nessuno è in grado
di restituirci la parte mancante della nostra personalità.
E ancora non c’è da meravigliarsi se tante donne hanno bisogno di una storia
romantica, più di quanto accada agli uomini. Dal momento che la maggior parte
delle qualità umane inclusa nella categoria “maschile”, contro un’esigua minoranza
di qualità “femminili” (e persino queste sono considerate irrilevanti), le donne
avvertono un bisogno più imperioso di proiettare parti vitali di se stesse in
altri essere umani. Non c’è da meravigliarsi se, fintanto che dura, l’innamoramento
comporta un sentimento esplosivo di fusione, di unione, e di sconfinata potenza.