Insonnia...

… la “beffa” di Morfeo.

 

Un buon sono notturno, oltre ad essere il più prezioso dei piaceri naturali che la vita ci offre, è fondamentale ed indispensabile per il nostro equilibrio psicofisico. Non a caso, nei tempi antichi, la deprivazione del sonno veniva inflitta come sottile e raffinata tortura sui prigionieri. Mentre dormiamo, nel nostro corpo si svolgono i più svariati processi chimici ed ormonali. Tali cambiamenti chimici hanno a che fare anche con il riequilibrio e il recupero delle funzioni corporee. Quando dormiamo, il corpo riposa e riacquista freschezza. La stanchezza scompare. A cosa serve il sonno? Che cos’è il sonno? Che cosa controlla questo ciclo universale che è così naturale come il fatto che la notte segue il giorno? Perché una persona dorme come un “ghiro” mentre un'altra si gira nel letto per tutta la notte? Le domande ovviamente sono tante. Sembrano tutte domande sciocche, inutili, eppure una risposta chiara, univoca e scientifica ancora non c’è. Il sonno è anche correlato all’età, si sa che un anziano dorme meno di un giovane e che il bambino ha bisogno di molto più sonno di un adulto, per non parlare poi dei neonati che, per un certo tempo, trascorrono la loro esistenza alternando al sonno solo il breve tempo del pasto. Ma di quante ore di sonno, in realtà, abbiamo bisogno? La quantità di sonno necessaria varia enormemente da individuo ad individuo. In alcune culture pare sia diffusa la credenza che otto ore siano la norma, ma è abbastanza facile trovare accezioni positive del “non dormire”, quasi che dedicare alla veglia quanto più tempo possibile e, soprattutto, farlo fruttare in senso produttivo rappresenti una nota di merito mentre, allo stesso tempo, lasciare spazio al mondo onirico viene considerato quasi una perdita di tempo, se non una cattiva abitudine. La difficoltà di dormire è uno dei disturbi più diffusi del mondo moderno. Una vita senza un sonno adeguato può sfuggire al controllo per l’insorgere di instabilità emozionale, sintomi di debilitazione, menomazione del giudizio, indebolimento delle motivazioni.
Il sonno è legato a ogni aspetto della vita quotidiana. Influenza la salute, il benessere, l’umore e il comportamento, l’energia e le emozioni, la vita matrimoniale e il lavoro, la salute e la felicità. Tutti noi dedichiamo al sonno quasi ogni notte della nostra vita (circa un terzo della vita dell’uomo viene trascorso dormendo), eppure la maggior parte di noi ne sa pochissimo. In passato si pensava al sonno come a un periodo di quiete, di inattività. Ma durante il sonno si verificano molte attività complesse, sia nel cervello che nel corpo. Il sonno, infatti, non spegne i sistemi (chimici, ormonali, ecc.) del nostro corpo; in realtà, alcuni di essi sono più attivi durante il sonno che durante la veglia: alcuni disturbi clinici si verificano soltanto durante il sonno e scompaiono quando ci si sveglia. Una cosa di cui difficilmente si parla nei manuali è la sessualità, particolarmente attiva durante il sonno. Questo fenomeno viene avvertito indistintamente sia dagli uomini sia dalle donne. Alcune ricerche (P.Hauri-S.Linde) hanno messo in evidenzia che gli uomini, senza saperlo, di solito hanno un erezione durante i periodi di sonno denominati REM (rapid eye moviment: significa movimenti oculari rapidi, perché in questa fase i nostri occhi si muovono rapidamente; in essa – circa 90 minuti - il sonno è considerato normale, è il momento in cui stiamo sognando).

L’eccitazione sembra verificarsi in tutti i maschi: bambini, uomini di mezza età, uomini di settanta o, addirittura ottanta anni, e anche negli uomini che da svegli sembrano essere impotenti. Sembra che l’erezione si verifichi a prescindere dal contenuto del sogno, anche se questo non contiene messaggi ed immagini sessuali. A volte, durante l’attività onirica l’erezione scompare improvvisamente; in genere questo accade in associazione a un’esperienza di angoscia o di dolore durante il sonno. Come sempre, esistono meno dati sulla sessualità femminile, ma esperimenti di laboratorio mostrano che alcune donne sembrano avere periodi di eccitazione durante il sonno. Alcune ricerche mostrano, infatti, l’erezione della clitoride e un aumento del flusso di sangue nell’area vaginale durante i famosi intervalli REM nel corso della notte. Al di là di come si manifesti l’insonnia è, innanzitutto, definita da una sensazione soggettiva di non trarre grandi benefici dal proprio sonno, che può essere vissuto come non abbastanza lungo o non abbastanza ristoratore, indipendentemente dall’effettiva durata. Qualunque sia la causa dell’insonnia il fatto di non riuscire a dormire è quasi sempre un sintomo di una mancanza di armonia nella vita quotidiana. Questa disarmonia può essere mentale, emotiva, fisica o ambientale, oppure può essere il risultato di una o più combinazione di questi fattori: cattive abitudini alimentari, mancanza di attività fisica, stress, ansia, depressione, ecc. L’ansia determina nella persona uno stato di allarme e di tensione, con attivazione somatica, che si accompagna ad ipervigilanza ed iperattività, rendendo difficile l’addormentamento. Negli individui ansiosi può essere causa di un accumulo di “debito di sonno”, senza la possibilità di soddisfarlo, nonostante che il soggetto avverta la necessità di dormire durante il giorno. La difficoltà di addormentamento è responsabile, molto spesso, della messa in atto di vari comportamenti il cui scopo è di tentare di superare il problema insonnia (mangiare, guardare spettacoli che anziché favorire un buon rilassamento agitano ancora di più, ginnastica, bere alcolici, ecc.). In realtà, il significato di questi tentativi è quello di distrarsi per evitare di cadere nella paura di non addormentarsi. L’esito di essi generalmente fallimentare, oltre a scoraggiare, porta il soggetto a sviluppare sintomi di ansia anticipatoria che tendono ad aumentare tale sindrome.
Alcuni addirittura hanno scritto che l’insonnia è un disagio inevitabile ed appartenente a questo periodo storico, alla civiltà, frutto cioè di quei fattori che tengono “allerta” l’uomo: stress, inquinamento sonoro, violenza, traffico, ecc.
Tutto ciò creerebbe una situazione ansiogena in cui l’individuo sarebbe incapace di “lasciarsi andare”. Per addormentarsi, infatti, un individuo “stacca” la sua attenzione cosciente dall’ambiente, smette di pensare alle cose della giornata e spontaneamente sviluppa una distensione psicofisica.
E’ evidente, pertanto, che di qualsiasi cosa si tratti, deve essere affrontata durante il giorno, perché nel momento in cui ci si appresta a dormire è già troppo tardi per trovare qualche “soluzione”. L’insonne, frequentemente, ha atteggiamenti psicofisici che danno ragione delle sue difficoltà a incontrare il sonno, la notte e la passività. Cerca in qualche modo di controllare ogni cosa, lotta per non lasciarsi sopraffare da qualche evento temuto o, magari, desiderato. Infatti, non appena ci si addormenta si perde il controllo, scompaiono le difese e, quindi, si teme il proprio vissuto, quello che è dentro di noi: “l’ignoto” e il “buio”. Questo porta a cercare di “prolungare” la veglia per far fronte a quella insoddisfazione presente nella propria vita attiva. L’insonnia, quando è protratta nel tempo, raramente rappresenta un malessere specifico: esprime un disagio generale dell’individuo e può essere un’avvisaglia di un disturbo molto più delicato e profondo. L’insonnia, quando le cause non sono di natura organica, può esprimersi in vari modi: con disturbi della fase di addormentamento, con numerosi e protratti risvegli notturni oppure con anticipazione del risveglio.

La difficoltà di addormentarsi è, solitamente, collegabile ad uno stato d’animo ansioso, il più delle volte inconsapevole, in previsione di un possibile pericolo, reale o immaginario. Il pericolo, molto spesso, consiste anche solo nel timore di “lasciarsi andare” al sonno e all’incoscienza: nel senso che si perde il controllo vigile e reale, si “perdono”, in breve, le attività razionali riscontrabili nel mondo reale (… non è possibile sapere in anticipo e con certezza cosa si incontra nell’addormentarsi: incubi, immagini, angoscia, ecc.). Non a caso, nell’antica mitologia greca, il sonno veniva definito fratello della morte. Questo indica che nel sonno la nostra personalità, il nostro sé (identità) si dissolvono come se durante tale attività non esistesse coscienza. In chiave simbolica, la perdita di coscienza viene vissuta e collegata all’impossibilità di muoversi, di agire, di decidere. Sono persone che trovano intollerabile non poter conoscere, osservare e, soprattutto, controllare tutto ciò che accade attorno a loro. Trovano molto difficile accettare situazioni che esulano da quanto è noto e segue una logica razionale: si rifiuta ciò che è riconducibile alla sfera dell’istintualità e dell’intuizione. Nella vita diurna essi hanno, ad esempio, un atteggiamento di generale diffidenza verso gli altri e difficoltà ad essere spontanei e lasciarsi andare. Frequentemente questa particolare tipologia di insonnia si accompagna a disturbi quali: cefalea, ipertensione, frigidità, vaginismo, eiaculazione precoce, ecc.

Nei risvegli a tutte le ore, qualcosa ha turbato lo svolgersi regolare del sonno. Questa modalità con cui l’insonnia si manifesta, indica la difficoltà, il timore, la resistenza ad incontrare alcune aree significative della propria personalità che hanno a che fare con il territorio del mistero, con il nostro mondo sconosciuto (l’inconscio) e, soprattutto, con gli istinti. La parte percepita come “pericolosa” viene accuratamente evitata svegliando l’individuo ogni volta che un contenuto inconscio tenta di esprimersi, di manifestarsi nella sfera del conscio (ad esempio, attraverso i sogni), rischiando di mettere in crisi il proprio stile di vita, il proprio modo di “essere tutti d’un pezzo”. L’irruzione di uno stato di vigilanza al mondo notturno - popolato da immagini e situazioni inaccettabili nella realtà (istinti aggressivi, sessuali, ecc.) - rappresenta, spesso, una modalità per tenere il tutto a “debita distanza”. Questa necessità di allontanare il proprio mondo sommerso, interrompendo il riposo, scaturisce dal fatto che durante il sonno in noi diminuiscono o sono meno attive le difese razionali presenti durante la veglia. Siamo dunque un po’ più fragili, meno preparati ad accogliere ed elaborare quanto viene proposto e offerto dal nostro inconscio. Il distacco da questi contenuti, da queste tematiche soggettive profonde può, purtroppo, portare ad una insoddisfazione generale, mancanza di entusiasmo e rigidità nei rapporti interpersonali.
Il risveglio precoce. La tendenza al risveglio anticipato, prima del suono della sveglia, richiama molto spesso uno stato d’animo depressivo, in cui sono evidenti segni di profonda tristezza, di rinuncia e di privazione. Quando questa esperienza ci affligge tutte le mattine, significa che siamo incapaci di toglierci dalla mente impegni e problemi quotidiani. In chiave simbolica potrebbe richiamare la paura di cambiare. Infatti, se riflettiamo su alcuni modi di dire, non è poi così fantasiosa questa interpretazione: “un buon sonno mi fa rinascere”, “dopo un buon sonno ti svegli che sei completamente un altro”, “dopo aver dormito ci si sveglia rigenerati”. Quindi, se sarò rigenerato, diverso, sarò in grado, saprò affrontare le problematiche quotidiane in maniera differente?
Cosa fare.
Una delle più importanti intuizioni recenti della psicosomatica è quella secondo la quale non è tanto lo stress del troppo lavoro (troppi impegni) a darci problemi, quanto trovarci in una situazione sulla quale non esercitiamo alcun controllo. Sono la frustrazione, l’ansia e la tensione dovute all’impossibilità di fare qualcosa per una certa situazione che devono essere modificate. Le persone che non riescono a dormire in genere hanno problemi familiari o professionali sui quali sentono di non avere controllo. Ma spesso esiste un modo di risolvere quei problemi, se soltanto ci si dà il tempo per ragionare e rifletterci logicamente. Ecco come si “potrebbe” fare.
E’ opinione comune, purtroppo molto diffusa, che per modificare uno stile di vita, uno schema mentale o un’abitudine sia indispensabile realizzare “grandi cose”. Niente di più sbagliato: non è necessario mettere in “cantiere” progetti grandiosi, bastano piccole cose per raggiungere armonia e benessere. Questo vale anche per le possibili soluzioni dell’insonnia funzionale.
Un semplice atteggiamento curioso può essere utile per conoscerci meglio, per incoraggiarci semplicemente ad avere maggiore fiducia in noi stessi.
Quando siamo calati in una dimensione fiduciosa ci è più facile affrontare piccole situazione problematiche le quali, risolvendole, determinano, inevitabilmente, ulteriore sicurezza spingendoci a raggiungere “traguardi” sempre più complessi. Poche cose sono piacevoli come il sentirsi vivi, attivi, capaci di affrontare i compiti che la vita ci propone. E’ una grande conquista imparare a rispettarci come essere unici e, contemporaneamente, imparare e rispettare gli altri, anche loro portatori di unicità. Il grande scopo della vita è di viverla. Reali o immaginarie che siano, le paure si affievoliscono se si partecipa da “attori” ai grandi avvenimenti del mondi che ci circonda. Anche vivere nel tempo presente può essere una strategia vincente per combattere l’insonnia in quanto alcuni sentimenti come tristezza, risentimento e rabbia (compresa l’ansia) sono sempre collegati al passato o al futuro. Quando si è concentrati sul tempo presente (… è ovvio che questo non è automatico, richiede un allenamento continuo) non è possibile sperimentare l’ansia perché essa appartiene al tempo futuro (un tempo che deve ancora accadere e nessuno è in grado di sapere cosa ci riserva il futuro). Concentrarsi su quello che si sta facendo, ascoltare le proprie sensazioni, guardarsi – non “vedere” come siamo abituati - intorno (panorama, suoni, colori, ecc.) sono tutte modalità percettive che ci consentono di spegnere la mente ossessiva (rimuginante) e, quindi, dare a noi stessi un momento di riposo e di quiete. La felicità, che è contrapposta all’ansia e alla depressione, si trova solo nel tempo presente. Guardare indietro porta depressione, disagio e nostalgia perché ci si colpevolizza di come sono andate le cose (… è un tempo che non esiste più e qualunque cosa sia accaduta è già passata: non si può più modificare). E’ importante togliersi l’idea che la salute sia un obiettivo, una meta. Bisognerebbe, invece, pensarla come un percorso che ogni giorno si fa, stando più o meno bene: ma il più possibile in contatto col proprio momento, il proprio bisogno e le proprie emozioni. L’ipnosi, al di là delle varie concezioni caricaturali che spesso vedono chi la esercita come un signore dall’aspetto un po’ eccentrico con capelli all’Eistein e, magari, con occhi stralunati, è essenzialmente una stato particolare di distensione e di rilassamento. Il fatto che induca un rilassamento quasi al limite del sonno ne fa un ottimo sistema terapeutico per combattere l’insonnia.
Le tecniche di induzione e della trance sono estremamente facili e sono particolarmente efficaci per costruire un senso di sicurezza, contenere i livelli eccessivi di ansia e affrontare situazioni di emergenza. Sotto ipnosi, infatti, si raggiunge quello stato di equilibrio psicofisico (mai di inconsapevolezza, come sostiene la credenza popolare: si è sempre coscienti di quello che avviene intorno e, soprattutto, la mente rielabora e riceve solo quello che è disposta ad accettare) che serve a conciliare e favorire un buon sonno ristoratore. In queste condizioni l’ipnosi può aiutare a prendere coscienza, in un’atmosfera di completa sicurezza, della propria ansia e dei propri timori: permette di staccarsi da ciò che sta accadendo e di vederlo con maggiore oggettività. Quando si entra in trance (stato cerebrale alfa) si è sicuramente più creativi e spesso si può avere un maggior controllo sulle cose, fenomeno completamente impossibile quando si è in preda ad uno stato di tensione e di ansia. Il fatto di poter esercitare brillantemente qualche forma di controllo su certe situazioni della vita può avere un effetto benefico sulla propria autostima, sulla capacità di decidere, di scegliere autonomamente e, soprattutto, nel “fare accadere le cose”.
Per un clinico formulare un programma terapeutico sui problemi connessi al sonno è sicuramente una esperienza, per i risultati che è possibile raggiungere, gratificante e, soprattutto, qualificante. Anche l’insonne, comunque, può vivere questo processo terapeutico con grande interesse, coinvolgimento e in modo piacevole non solo con l’utilizzo di varie metodiche psicosomatiche specifiche ma anche attraverso un percorso entusiasmante di conoscenza personale (utilizzando materiale come schede, questionari, ecc), fino a farsi terapeuta di se stesso.

 

 


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