E’ estremamente complesso operare in qualsiasi settore della vita quando ci sentiamo senza speranze, ed è particolarmente difficile prendere decisioni per una persona con tale struttura mentale. Come “blocco”, l’impossibilità a nutrire speranze non può mai essere considerata isolatamente, perché ad essa si accompagnano sempre la depressione e l’ansia. Questi tre sintomi sono compagni di strada. Nel valutare la serietà del problema, bisogna naturalmente tenere presente una questione di grado. La depressione grave è una sindrome clinica che richiede sempre di essere curata da persone qualificate. Le “decisioni” prese in queste condizioni possono essere fortemente distruttive e progettare a fini autolesionistici. Esse non sono affatto decisioni, ma azioni ossessive dirette contro l’Io, basate in larga misura su uno stato intollerabile di ansia e sulla convinzione senza speranza che le cose possono migliorare e che nessun cambiamento è possibile. L’odio verso se stessi e la disperazione presenti in questo quadro clinico possono portare al suicidio. Ma sentimenti di impossibilità a nutrire speranze più moderati e cronici, col consueto accompagnamento di depressione e di ansia, possono essere meno evidenti. Essi possono durare da così tanto tempo da venire accettati come uno stile di vita; anzi, molte delle loro vittime non sospettano minimamente di essere depresse. L’origine della mancanza di speranza e della depressione si può trovare in uno stato cronico di delusione che fa seguito ad aspettative esorbitanti. Col termine “esorbitante” intendiamo dire “non conforme a ciò che in realtà può offrire”. Un successo, una vittoria negli studi o negli affari possono portare denaro, aprire porte o dare una soddisfazione artistica. Ma se ci aspettiamo che queste cose ci diano salute eterna, immortalità o felicità garantita resteremo terribilmente delusi. Inoltre, un falso orgoglio predispone a cadute continue e a sentirsi privi di speranza. Le persone che hanno poca stima di sé sono sempre più vulnerabili all’odio verso se stesse, e alla fine si accumula una grande quantità di rabbia verso di sé, verso quello che spesso viene sentito come un mondo che non si preoccupa di noi, e verso le persone con cui siamo in relazione. Ma per “andare avanti” e “far funzionare le cose”, spingiamo la maggior parte di questa rabbia al di fuori della coscienza: la comprimiamo. Una “compressione” praticata abitualmente è la causa principale della depressione cronica in cui tutti i sentimenti sono spesso stati sommersi. L’ansia si sviluppa simultaneamente perché questa rabbia repressa e non riconosciuta minaccia di affiorare alla coscienza per distruggere l’immagine piacevole di noi stessi che ci siamo costruita. Quale che sia l’origine specifica di tale condizione, riconoscerla è di importanza vitale perché essa è sempre rovinosa sia per il potere decisionale che per la salute mentale in generale. L’incapacità di prendere decisioni e i mediocri risultati delle false decisioni contribuiscono a incrementare l’impossibilità a nutrire speranze e gli altri sintomi che l’accompagnano, completando questo circolo vizioso. Quali sono i sintomi della depressione cronica e spesso inconsapevole?
• Sentirsi impantanati: nessun posto in cui andare e nessun desiderio di andarci
anche se ci fosse.
• Stanchezza cronica e insonnia.
• Vivere in “sordina”.
• Appetito scarso e peso cronicamente insufficiente.
• Peso eccessivo e nutrizione compulsava.
• Perdita della capacità di provare gioia e piacere.
• Formazione di relazioni distruttive.
• Non ottenere quasi mai le cose volute.
• Perdita di desiderio e soddisfazione sessuali.
• Auto deridersi e auto rimproverarsi.
• Vivere con lo sguardo rivolto al passato.
• Prevedere sempre dei disastri.
• Insoddisfazione cronica dei risultati ottenuti; perseguire troppi obiettivi.
• Stato cronico di noia.
• Sensi di colpa cronici.
• Predisposizione agli incidenti.
• Produttività sempre decrescente.
• Incapacità a spendere denaro per se stessi.
• Perdita del senso dell’umorismo.
• Preoccuparsi per malattie e la morte.
Un sintomo particolarmente significativo in questo caso è la crescente incapacità
a prendere decisioni effettive malgrado vengano compiuti grossi sforzi, a cui
si accompagna generalmente una incapacità a portare a un compimento soddisfacente
le azioni intraprese. Una volta che la difficoltà è venuta alla luce, qualsiasi
cosa si possa fare per sollevare il morale va bene. Essere indulgenti con se
stessi è di primaria importanza. Fare cose che erano piacevoli o che alla fine
lo saranno senza badare a come ci si sente al momento è utile e altrettanto
lo è fare nuove cose valide per se stessi. Anche aiutare qualcuno che soffre
ci può giovare, perché in questo modo raduniamo le nostre risorse. E qualsiasi
piccola decisione, anche se porta ai successi più secondari, sarà di aiuto per
cominciare a cambiare le cose.
E’ estremamente importante capire che la mancanza cronica di speranza e la depressione
non sono sintomi di “carattere debole”, o di “assenza di fibra morale” o di
“fragilità di nervi”, ma di difficoltà sottostanti, che riguardano soprattutto
la collera e l’ansia, per le quali la conoscenza di sé e la “pietà” verso se
stessi sono le medicine migliori.