Frustrazione significa delusione o disappunto per il mancato appagamento di un desiderio coltivato, purtroppo, invano. Sono decisamente frustranti gli ostacoli esterni (… ambiente) o interni (… atteggiamenti, convinzioni, modi di pensare, ecc.) che impediscono, in qualche modo, l’appagamento delle tensioni personali verso obiettivi coinvolgenti. Ogni giorno siamo colpiti, più o meno violentemente, da frustrazioni e queste particolari delusioni ci costringono indubbiamente a crescere, ad aprirci verso nuove conoscenze, a cambiare “rotta” ai nostri progetti, a orientarci verso nuove mete che fino a quel momento non erano prese in considerazione e per niente ipotizzate. A volte le frustrazioni dipendono dal fatto che un obiettivo fissato diventa irraggiungibile; altre volte la meta verso cui ci spingiamo sembra allontanarsi nel tempo ed è meno facile poterla conquistare; e, ancora, si viene accusati o attaccati fino a mettere in grande difficoltà una delle abilità personali indispensabili per raggiungere l’obiettivo; molto spesso, infine, la frustrazione nasce non da fattori esterni, ma interni all’individuo. Si determina cioè un conflitto tra il desiderio di affermarsi, di essere “aggressivi” verso la realtà circostante e la tendenza ad adattarsi passivamente alla situazione per evitare problemi e difficoltà. Al di là dell’origine, comunque, quando supera determinati valori la frustrazione determina uno stato di malessere fisico ed emotivo. Le energie predisposte per raggiungere la meta prefissata non possono essere infatti utilizzate per il loro scopo originario e quindi finiscono per scaricarsi sull’individuo, diventando pericolosi aggressori dell’equilibrio psicofisico (… agendo ovviamente anche sul sistema immunitario). I conflitti che creano frustrazione nascono molto spesso nell’ambiente lavorativo, quando ad esempio esistono posizioni contrastanti a livello gerarchico tra membri del gruppo o tra colleghi. Il modo di reagire alle frustrazioni dipende dalla personalità dell’individuo, dai condizionamenti dell’ambiente, dai rapporti interpersonali esistenti, dalla storia culturale della persona o dal tipo di obiettivo che si stava perseguendo. La reazione alla frustrazione può essere irrazionale o, magari, decisamente sproporzionata, altre volte invece risulta equilibrata, creativa e costruttiva. La capacità di reagire in modo positivo a questo disagio è considerata di solito una qualità indispensabile per mantenere un adeguato equilibrio emotivo. La reazione può essere aggressiva e indirizzata verso l’oggetto (… la persona) che ha causato l’ostacolo che si frappone all’appagamento del proprio desiderio. Ma vi è anche l’aggressività autodistruttiva, quella cioè che l’individuo rivolge contro se stesso, perché si considera la causa del fallimento (… si veda ad esempio lo stato depressivo). A volte il soggetto assume nei confronti dell’aggressore che ha ostacolato la realizzazione della soddisfazione un atteggiamento premuroso e zelante, come se temesse il ripetersi di simili situazioni o aspettasse il momento per vendicarsi (… rimuginare). In altri casi ancora le ripetute frustrazioni sono all’origine di atteggiamenti maniacali, quali la ricerca esasperata dell’ordine o la pignoleria, oppure di reazioni infantili quali l’eccesso di paura o di temerarietà. Imparare a rispondere in modo “adeguato” alle frustrazioni con cui quotidianamente tutti dobbiamo inevitabilmente fare i conti., è non solo un segno ovviamente di maturità, ma anche una condizione necessaria per la propria salute psicofisica. Ecco alcuni suggerimenti utile per fronteggiarlo e contenere i danni.
• E’ utile, se non indispensabile, cercare strade alternative per raggiungere
obiettivi che possano compensare la delusione subita.
• Imparare ad affrontare l’ostacolo esaminando attentamente esperienze analoghe
o ricorrendo all’aiuto di un amico, di un familiare, di un esperto (… senza
vincolarsi a schemi o modalità di pensiero che non sono propri).
• Sostituire l’obiettivo irraggiungibile, dopo attente valutazioni e riflessioni,
con un altro ritenuto più fattibile e realizzabile. Le energie disponibili in
vista della prima meta possono così essere utilizzate in modo più creativo e
realistico per ottenere risultati utili.
Quando le ripetute frustrazioni si sommano a ritmi eccessivi nell’attività
lavorativa si innesca facilmente una sindrome, il più delle volte, devastante
ed invalidante (… Burn - out). Si tratta di una persona letteralmente“bruciata”,
“fusa”, “scoppiata”. In realtà l’individuo ha esaurito tutte le sue energie
e si trova nella stessa condizione di un atleta che, a seguito di eccessivi
allenamenti, non riesce più a conseguire risultati agonistici apprezzabili.
Questo concetto indica solitamente una risposta a una prolungata condizione
di stress e, solitamente, accompagnata da una profonda insoddisfazione. Tutto
ciò si manifesta facilmente quando, nonostante le energie profuse, i risultati
sperati sembrano “sfuocati”, allontanarsi o, ancora peggio, irraggiungibili.
Tutto ciò (… eccessivo impegno ed eccessiva delusione) si trasforma in un inconfondibile
disagio emotivo che può sfociare in più gravi e drammatici disturbi dell’umore.
Sentimenti di irritabilità, apatia, demotivazione, accompagnati da profonda
stanchezza, sono di solito i “segnali” principali di questa forma di “spegnimento”
(… esaurimento) delle risorse personali. Gettarsi a capofitto nell’attività
lavorativa e poi, in qualche, modo, estraniarsi volutamente dai contatti umani
di tale ambiente; irritarsi ad ogni insignificante imprevisto, ma nello stesso
tempo avere la convinzione di essere un indispensabile punto di riferimento
o, meglio, un perno insostituibile in quel mondo lavorativo; diventare indifferenti,
apatici e poco creativi, produttivi, ma contemporaneamente accusare gli altri
di non essere per niente utili all’azienda(… proiettare sui colleghi il proprio
malessere e la propria insoddisfazione), sono tutti segnali indiscutibili di
un possibile Burn – out. Per evitare di cadere “vittime” di questa drammatica
condizione psicofisica sarà indispensabile impegnarsi in maniera decisa e concreta
nella propria attività, cercare di trarre da essa, il più possibile, profonde
gratificazioni, ma evitare di rendere l’attività lavorativa il solo obiettivo
della propria vita. Per raggiungere e mantenere il giusto equilibrio potranno
essere di grande aiuto dei momenti di riflessione periodica rivolte a chiarire
gli obiettivi che si vuole raggiungere, l’impegno e le energie che questi richiedono
e, non meno importante, il coinvolgimento che comportano anche in termini affettivi.
Avendo chiariti gli obiettivi si potrà comprendere se è stato dato uno spazio
armonico ai vari aspetti della vita: lavorativa, sociale, famigliare e svago.
Se un solo aspetto prevale si dovrà intervenire e distribuire in modo più armonico
l’impegno personale. Se andiamo a “senso unico” (… la nostra esistenza procede
su un unico binario) e in esso insorgono difficoltà, ostacoli gli effetti possono
essere devastanti. Il fenomeno Burn – out può essere facilmente scongiurato
quando nel mondo lavorativo esiste un buon affiatamento e validi rapporti interpersonali
i responsabile del “team” dovranno, inoltre, esplicitare gratificazioni e, soprattutto,
riconoscimenti individuali oltre a concedere una vera autonomia individuale.
E’ utile infine che ogni individuo maturi motivazioni chiare e coinvolgenti.
Simili ambienti lavorativi costituiscono una indubbia e collaudata “protezione”
contro l’esplodere di crisi personali. Più in generale è possibile affermare
che ogni rapporto improntato sull’autostima e la fiducia determina una significativa
prevenzione contro manifestazioni di incomprensioni e di malessere tra i membri
oppure può diventare un processo terapeutico quando la crisi interpersonale
è gia in atto. E’ risaputo che un gruppo di lavoro affiatato e naturalmente
ben motivato oltre ad essere più vivibile dal punto di vista delle risorse umane
è solitamente più efficiente e produttivo. La qualità dei rapporti dipende solo
in piccola parte dalle scelte personali, ma vi sono una serie di comportamenti
individuali che ognuno può attivare e che aiutano a prevenire le conseguenze
delle frustrazioni.
• Migliorare la propria preparazione culturale e professionale (… aggiornamento,
lettura, partecipare a dibattiti, coltivare amicizie, ecc.). Più si aumentano
le capacità nel proprio settore professionale, più sarà facile realizzare con
disinvoltura le incombenze quotidiane e quindi rispondere in modo brillante
alle emergenze senza stress.
• Imparare a perseguire gli obiettivi prefissati con impegno, valutando tutte
le opportunità, considerando tutte le soluzioni possibili, risolvendo i problemi,
prendendo decisioni e assumendosi le proprie responsabilità. La consapevolezza
di aver fatto tutto il possibile renderà più rilassati e tranquilli di fronte
a una eventuale delusione (… fallimento).
• Indispensabile l’atteggiamento assertivo, nel senso di far valere le proprie
ragioni con serenità e diplomazia, ma anche con determinatezza e fermezza. Evitare
quindi sia le sottomissioni servili sia l’aggressività inutile e senza sbocco.
Il comportamento assertivo (… affermarsi con autorevolezza) aiuterà gli interlocutori
a porsi in un atteggiamento di benevolo ascolto. Non si può sicuramente essere
assertivi se non si ha fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Sentendosi
realmente sicuri si riuscirà meglio ad affrontare e controllare l’ansia nei
momenti in cui si devono affrontare rapporti carichi di tensione.
• Essere malleabili, disponibili ai cambiamenti, eventualmente alle nuove soluzioni,
alle opinioni e argomentazioni degli altri quando ovviamente hanno un “contenuto
intelligente” (… senza lasciarsi influenzare… utili però per riflettere e che
permettono di prendere in esame e valutare altre possibilità). La rigidità mentale,
oltre a precludere altre possibilità di “intervento” e quindi mantenere posizioni
di chiusura verso gli altri e se stessi, non può che aumentare le occasioni
di disagio.
Il corpo e la mente è un mondo unico ed indivisibile. Se lo stato d’animo è
alto, aumenta la sicurezza e la fiducia in se stessi, ma anche a livello fisico
si noterò una grande energia, ci si sentirà decisamente bene. Il malessere,
la sofferenza biologica può avere ripercussioni devastanti sull’equilibrio emotivo.
Mantenere pertanto uno stato di benessere psicofisico è una delle condizioni
indispensabili per gestire lo stress in maniera positiva senza gravi danni e
conseguenze debilitanti, e affrontare in modo positivo i più gravi disturbi
legati all’umore. Non esistono ovviamente, soluzioni immediate o ricette magiche
per raggiungere questa condizione di equilibrio, tuttavia avendo la possibilità
di agire e di decidere possiamo scegliere varie strategie che ci permettono
di uscire dal tunnel del malessere. Vediamole:
Obiettivi ed ideali. Per vivere con una certa serenità è necessario avere uno
scopo nella vita. Chi non conosce i propri obiettivi e le proprie mete probabilmente
disperde energie e si trova disorientato. Al contrario chi conosce perfettamente
e ha ben chiaro il proprio cammino riesce a superare più facilmente le difficoltà
incontrare durante il percorso. La chiarezza dell’obiettivo incrementa solitamente
il coraggio necessario per fronteggiare quelle situazioni negative che non è
possibile modificare e che incidono negativamente sul proprio benessere. Con
una certa frequenza è di grande utilità fermarsi a riflettere se gli obiettivi
verso cui ci si muove sono particolarmente chiari, realistici e adeguati alle
aspirazioni personali. Il disorientamento che “spunta” dall’assenza di uno scopo
può essere all’origine di una certa fragilità emotiva.
Creatività. Ci sono varie modalità per interpretare il proprio ruolo sociale.
Alcuni si lasciano condizionare passivamente dalle circostanze altri, invece,
cercano di ottenere sempre il meglio in ogni situazione. Un individuo creativo
manifesta in ogni circostanza le qualità migliori, sicuro di trovare nelle situazioni
sempre qualcosa di attraente, di utile, di curioso, qualcosa insomma per cui
non sia stato inutile affrontare quella esperienza. La realizzazione personale
non si raggiunge solo attraverso i risultati finali ma anche dal modo piacevole
con cui si vivono (… vincono) le tappe intermedie.
Amicizia. Mantenere buone ed adeguate relazioni sociali, disporre cioè di amici
creativi di cui si ha fiducia, è un’altra condizione per la salute emotiva.
Naturalmente la qualità di tutti i rapporti sociali non dipende esclusivamente
da come gli altri ci guardano, ma da come noi “valutiamo” i nostri interlocutori.
Solo dimostrando di essere affidabili si ottiene fiducia; solo manifestando
disponibilità verso gli altri è possibile farsi ascoltare. Un atteggiamento
mentale di apertura nasce interiormente, dall’autostima, dalla fiducia in se
stessi e, soprattutto, dall’accettazione dei propri limiti. E’ necessario individuare
i propri punti di forza e cercare di sfruttarli al meglio per raggiungere un
profondo e stabile benessere. Dobbiamo nel contempo individuare e capire i punti
deboli non per restarne “ancorati”, ma per farvi fronte e, in qualche modo,
superarli con il minor sforzo psicofisico possibile. Comprendere se stessi è
una delle condizioni indispensabili per comunicare spontaneamente con gli altri.
Soluzioni. Ci sono sicuramente vari modi di porsi di fronte alle situazioni
problematiche. Quello più significativo è quello che induce ad impegnarsi subito
a cercare soluzioni, anche se non definitive. Quando si incontra un ostacolo
è inutile farsi bloccare dall’ira, dalla delusione e dal pessimismo. I problemi,
tutto sommato, non sono altro che stimoli i quali sollecitano la psiche a reagire
spingendola all’attività. E’ quindi molto più costruttivo porsi subito alla
ricerca di “strade” alternative. In realtà, ogni volta che superiamo un problema
si rafforza la fiducia in se stessi e cresce indubbiamente il benessere emotivo.
Evitare i problemi ignorandoli, come alcune scuole di pensiero suggeriscono,
significa semplicemente aggravarli. Prendere una posizione, una decisione consente
di superare i disagi psicologici, i dubbi e le incertezze aprendo una fase nuova
in cui investire le energie personali. Considerarsi individui che non abbandonano
il campo conflittuale, ma guarda ad esso come una occasione (… per crescere,
per conoscere) per dimostrare e verificare la propria capacità di trovare soluzioni
è, sicuramente, una carta vincente nella vita.
Ritmo. Quando nel quotidiano domina la frenesia, la fretta e le cose da fare
si accavallano in modo confuso, si “disperdono” molte energie psicofisiche con
conseguenze debilitanti. E’ utile in questi casi dare ordine alle proprie giornate,
facendo una graduatoria delle cose veramente importanti cui dedicarsi con impegno,
abbandonando invece quelle inutili e dispersive, che possono essere delegate
magari ad altri con maggiore tranquillità. La strana convinzione di voler fare
a tutti i costi ogni cosa da soli porta facilmente a esaurire le risorse psicofisiche
personali ed è, ovviamente, una porta aperta per il sovraffaticamento e il malessere
emotivo.
La mente è tutto. Molto spesso non ci sentiamo dotati di un’immaginazione “creativa”,
eppure l’immaginazione è talmente potente da controllare, paradossalmente, il
nostro destino. Se siamo convinti di fallire in qualcosa, probabilmente si fallirà
realmente (… si veda lo studente che pur sapendo, ma ha maturato, per mancanza
di stima, la convinzione di non farcela non riuscirà in effetti a superare l’interrogazione).
Se ci sentiamo brutti, si vivrà in un mondo che si organizza attorno alla nostra
bruttezza. In tutti queste convinzioni (… casi) la realtà è decisamente irrilevante:
il fattore determinante è quello che dice la propria immaginazione, in realtà
è quello che si crede. Chi si sente incapace, affronterà la vita come se l’incapacità
fosse un dato di fatto, e non solo una fantasia. Lavorerà senza fiducia (… senza
motivazione) e inevitabilmente non ispirerà fiducia agli altri. Magari si darà
da fare febbrilmente – modificando inutilmente la chimica e la fisica del suo
corpo - per compensare la sua presunta (… pensata) incapacità, ma non ci riuscirà
mai, perché sta lottando con qualcosa che esiste solo nella sua mente. Non può
vincere. Si sfiancherà fino a sviluppare autentici sintomi psicofisici. Allora
avrà la “conferma (… le prove) di essere condannato all’insuccesso. Noi siamo
legati al nostro “destino” finché siamo legati ai valori che lo determinano.
L’immaginazione può avere effetti molto dannosi su di noi e sulle nostre mete.
Ma può avere anche effetti positivi. Essa può essere usata come forza creativa
e costruttiva e, altrettanto, facilmente, come forza negativa. L’immaginazione
può portare all’infelicità, alla malattia e al fallimento, ma può anche portare
alla felicità, alla salute al successo. Con l’aiuto quindi dell’immaginazione
si possono fare grandi cose. Chi è convinto di riuscire in qualcosa probabilmente
ci riuscirà. Chi si sente bello, vive in un mondo che riflette la sua bellezza.
Dovunque siamo, qualsiasi cosa si stia facendo, usiamo l’immaginazione in senso
fiducioso … non costa nulla… i suoi effetti sull’autostima sono veramente miracolosi.