E’ ancora abituale, in alcuni ambienti scientifici, ritenere che si possano classificare le malattie in due categorie. Da una parte troviamo, le malattie cosiddette “funzionali”, dovute a disturbi di una o più delle numerose funzioni che assicurano il mantenimento della salute (… respiratorie, cardiovascolari, digestive, motorie, ecc.) senza che vi siano tracce di lesioni evidenti negli organi coinvolti. Dall’altra parte, le malattie cosiddette “organiche”, le quali sono spesso gravi nelle loro manifestazioni e nelle loro conseguenze, caratterizzate dall’esistenza di lesioni di uno o più organi essenziali (… polmoni, cuore, fegato, stomaco, reni, ecc.). Noi ancora, il più delle volte, manteniamo questa scissione nel distinguere fra i disturbi funzionali e organici, ma è un concetto falso e dannoso. La concezione psicosomatica è un tentativo di annullare tale divisione. Sappiamo ora, o dovremmo sapere, che l’uomo è un’entità di corpo e di mente. La scissione fra i due elementi non esiste realmente ma sono esclusivamente nel nostro modo di pensare. Il corpo e la mente non sono separati ma sono parte l’uno dell’altra, aspetti diversi di un tutto. In realtà, l’uomo è un insieme inscindibile di queste due parti, come è dimostrato da infiniti esempi tratti dall’esperienza umana: comunissimi fenomeni psicologici, come una leggera emozione di gioia e di paura, si ripercuotono nell’organismo causando tachicardia; di contro, un banalissimo disturbo organico, come il raffreddore, si ripercuote sull’umore creando notevole irritazione. E, ancora: un succedersi di pesanti e particolari tensioni emotive può provocare, in alcuni individui, malattie come l’ulcera gastrica o l’ipertensione. L’approccio psicosomatico è, quindi, un tentativo di vedere le persone nella loro interezza e, soprattutto, di comprendere che cosa sta succedendo in esse. Possiamo dire che la medicina psicosomatica è nata per contrapporsi alla tradizione meccanicistica e riduzionista della filosofia ottocentesca, che separava nettamente la vita psichica e la malattia, essendo quest’ultima considerata sempre di origine organica, dovuta cioè alla lesione di qualche parte del corpo. Essa si fonda sul concetto - chiave che la persona, appunto, rappresenta una inscindibile unità biologica, fatta di corpo e mente, cioè di fattori psichici ed emotivi che svolgono un ruolo determinante nello sviluppo delle malattie organiche. In generale, quindi, possiamo dire che la psicosomatica è lo studio dei rapporti intercorrenti tra mente e corpo. Essa parte dalle premesse che ogni malessere di natura psicologica abbia una ripercussione a livello somatico, e che viceversa una malattia organica comporti una alterazione della sfera psicologica. Al di là delle varie interpretazioni è sicuramente un modo nuovo di concepire l’uomo malato, una modalità che non considera solo l’organo malato da “curare”, ma la globalità dell’essere umano (… psichico, sociale e culturale), per cui l’organo rappresenta solo l’espressione ultima di un disturbo. Il rapporto tra soma e psiche è un discorso piuttosto antico. I primi studi sull’unità psicosomatica dell’uomo, risalgono alla scuola ippocratica. La dottrina ippocratica si propone di liberare la medicina da ogni concezione magica e religiosa. Per farne una scienza basata su un metodo sicuro e razionale di diagnosi e di terapia. La sanità o la malattia dell’organismo umano sono il risultato di un’armonia o disarmonia interna dell’organismo, legata all’equilibrio di quattro umori che esso contiene (sangue, flegma, bile gialla, bile nera) la cui diversa proporzione determina anche il temperamento dell’individuo e dipendono dall’adeguamento dell’organismo all’ambiente climatico, geografico e politico sociale. A suo dire, l’approccio terapeutico doveva ristabilire la perdita di armonia che deve normalmente esistere in ciascun individuo. Con Platone (… primo sostenitore della posizione dualistica) si introduce la distinzione tra anima e corpo: sono sostanze indipendenti e irriducibili l’una all’altra. L’anima era considerata immortale e continuava a vivere dopo la morte. Per Aristotele, che rifiuta il dualismo platonico, l’anima conferisce la forma al corpo e da esso non può essere separata. L’anima, quindi, diventa il principio vitale del corpo. Con Renè Descartes (Cartesio), il dualismo (mente – corpo) anziché conoscere un rinnovamento subì una potente cristallizzazione. La mente ed il corpo erano entità completamente separate; il corpo era una macchina governata dalla mente (dualismo cartesiano: corpo e spirito sono divisi e separati, ma esercitano un’influenza reciproca). Vedere ancora oggi questa posizione culturale, cioè separare nettamente psiche e soma nell’affrontare una patologia, è l’errore più grande, perché come già evidenziato, il corpo e la mente non sono separati ma sono parte l’uno dell’altra, aspetti diversi di un tutto. In definitiva è un approccio scientifico che congloba la totalità dei processi integrati di rapporto tra il sistema somatico, psichico, sociale e culturale. Per gli orientamenti scientifici tradizionali invece il concetto psicosomatico è una conquista recente, perché a causa di pregiudizi scientifici essa era ancorata alla concezione che l’uomo fosse un prodotto materiale e che la malattie fosse perciò solo una realtà organica. Esistono, tuttavia, reazioni e disturbi psicosomatici. La reazione psicosomatica è episodica, magari momentanea, e scaturisce da un evento stimolo: per esempio nella tachicardia da spavento c’è una evidente alterazione del battito cardiaco, che è solo momentaneo e che scompare appena passa la reazione emotiva. Nei disturbi psicosomatici esiste invece un’alterazione duratura, funzionale oppure organica. Nel primo caso l’organo non è leso, ma si comporta come se fosse leso: un esempio tipico è la nevrosi cardiaca, in cui esistono tutti i sintomi dei disturbi cardiaci, ma il reperto clinico appare negativo. Nella malattia organica esiste una lesione all’organo in questione: un esempio è l’ulcera gastro – duodenale, che oltre ai sintomi comporta un reperto anatomo – patologico ben preciso ed individuabile.
Come si sviluppa il disagio psicosomatico. La causa, secondo alcune scuole
di pensiero, è da imputare a conflitti ideo – affettivi, profondi, a volte di
natura molto remota. La malattia è dunque la “somatizzazione” dei conflitti
non risolti. Essa si sviluppa lentamente e si manifesta sotto la pressione di
un evento – stimolo, quale una grossa frustrazione (… delusione o dispiacere
per il mancato appagamento di un desiderio coltivato invano), un dolore affettivo;
oppure quale frutto dell’ambiente in cui l’individuo vive. Il disturbo psicologico
può strutturare (… o ostacolare l’individuo nelle semplice attività quotidiane)
la “somatizzazione”. L’espressione del sintomo, anziché un altro, è dovuta,
secondo alcuni ricercatori, al meccanismo della regressione. In breve, possiamo
dire che il bambino in età preverbale manifesta le sue emozioni (… esclusivamente)
attraverso il corpo: il bambino affamato piange, quello gratificato e appagato
sorride. Nella fase evolutiva successiva, quella verbale, il bambino impara
a “esprimere” le sue emozioni. La “somatizzazione” riproporrebbe l’espressione
del primo stadio evolutivo infantile (preverbale), quella in cui l’ansia si
rivela a livello somatico, la nevrosi invece riproporrebbe l’espressione più
avanzata del secondo stadio (verbale). In questi disagi l’ansia, la sofferenza,
le emozioni particolarmente dolorose per poter essere percepite (… vissute e
sentite), trovano una via di scarico immediata nel corpo (il disturbo). In genere
l’individuo con disagi psicosomatici si presenta con un buon adattamento alla
realtà, con un pensiero ricco di fatti e di cose e povero di emozioni (… alessitimia:
limitata percezione dei sentimenti interiori e difficoltà a comunicare l’esperienza
emotiva. Termine con cui si descrive una condizione di vita emotiva e immaginativa
limitata; difficoltà ad immaginare liberamente e caratterizzata da “concretismo
privo di sogni”. Le origini della alessitimia vanno cercate nel tipo di ambiente
familiare in cui l’espressione dei sentimenti è ritenuta fuori luogo rispetto
alle “realtà” della vita. Questa tendenza può successivamente diventare più
radicata dopo molti anni di strenuo adattamento alle norme sociali). In realtà
si tratta di un soggetto che difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia,
paura, scontentezza, insoddisfazione, delusione. Essi hanno notevole difficoltà
ad esprimere emozioni e separano dalle cose ogni elemento di fantasia. In questo
modo una persona, incapace di accedere al suo vissuto emotivo, le riesce difficoltoso
percepire rabbia, frustrazione o, magari, stress per una complicata condizione
lavorativa e, quindi, non immaginare una possibile connessione tra il suo disagio
corporeo e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro. Nell’insorgere della
“somatizzazione”, è determinante, quindi, l’ambiente in cui l’individuo vive:
ambienti ansiogeni, aggressivi, competitivi o repressivi, condizionano l’individuo
a uno stress continuo, determinando l’humus patologico che nutre la problematica
psicologica personale sino a farla esplodere nella “somatizzazione”. Tale manifestazione
si struttura sostanzialmente in quattro fasi: all’inizio c’è un disagio psicologico,
poi un blocco funzionale, segue una alterazione cellulare e infine la lesione
anatomica. Nella “somatizzazione” il sintomo ha un suo linguaggio che attesta
il tipo di disturbo che esprime; l’astenia, per esempio, simboleggia il dispendio
di energie ad opera di un conflitto, che lascia ben poca forza all’individuo;
il vomito può simboleggiare il rifiuto di una situazione inaccettabile; il prurito
può rappresentare una forma di autoaggressività dovuta a sensi di colpa; la
diarrea un’espulsione simbolica di un contenuto interno vissuto come nocivo.
Al contrario la stitichezza ha una simbologia affettiva che significa il trattenere
un vissuto affettivo; è come se dicesse “Non posso aspettarmi niente da nessuno,
perciò non devo nulla a nessuno, devo tenere tutto per me”.
I disagi psicosomatici più frequenti, e più chiaramente collegati con il vissuto
psicologico dell’individuo, sono quelli dell’apparato digerente, dell’apparato
cardio – circolatorio e dell’apparato sessuale.
Considerando il ruolo primario che l’apparato digerente svolge nelle varie fasi
dello sviluppo dell’essere umano (… relazione madre-bambino attraverso la funzione
nutritiva), appare chiaro come possa rivestire una serie notevole di significati
di natura biologica, psicologica e sociale, e come ognuno di questi significati
possa in qualche modo interagire nella genesi dei disturbi di origine psicosomatica
del tratto digerente. I disturbi dell’apparato digerente, infatti, ci “segnalano”
in qualche modo le nostre difficoltà ad assimilare gli elementi evolutivi della
vita (… idee nuove). Attraverso lo stomaco possiamo esprimere problematiche
che non sono state “digerite” come ad esempio idee o situazioni rifiutate, ritenute
ingiuste e che fanno male (… crampo, spasmo muscolare, ecc.) o magari che mandano
in collera (… bruciori). Nel vomito viene simboleggiato il rifiuto di una situazione
intollerabile: un tipico esempio è il vomito dello studente che cessa durante
le festività. Il dolore parla di una lotta interna: da una parte abbiamo la
tendenza a procedere in avanti verso l’esterno (agire) dall’altra parte, invece,
troviamo una resistenza interna contrapposta molto forte che rende questa forma
aggressiva inefficace (subire). In questo modo si trattiene dentro di sé tutto
quello che si voleva esprimere, compresa l’aggressività. In tali condizioni
la persona molto spesso, oltre ad essere presa da profondi sentimenti di rabbia,
si sente costretta a fare qualcosa che non vuole, non si sente libera e spontanea,
sta sperimentando una situazione in cui si sente letteralmente invasa oppure
cerca di tenere tutto sotto controllo. Il contenuto simbolico della colite appare
quanto mai significativo: la diarrea rappresenta un bisogno impellente di liberarsi
di un “materiale” inaccettabile, che non si può né contenere né, tantomeno,
assimilare. Questa liberazione intestinale trova il suo corrispettivo, a livello
mentale, nel tentativo di eliminare un contenuto disturbante e spesso vissuto
come non “pulito” (… pensieri, idee, emozioni, fantasie, ecc.). I fattori psicologici,
in questo disagio, giocano un ruolo fondamentale nel trasformare l’organo irritabile.
Indagini condotte su queste persone hanno messo in evidenza che raramente esistono
situazioni di stress più gravi del normale. E’ invece la sensibilità, la reattività
dell’individuo alle comuni condizioni stressanti della vita di tutti i giorni
che appare, a loro dire, esagerata. Il carattere introverso della maggior parte
di essi fa si che i pazienti con questo disagio scarichino le loro tensione
e il loro malessere emotivo a livello intestinale. L’organo irritabile appare
così nella sua dimensione di disagio psicosomatico, vale a dire di malattia
in cui l’organismo diventa bersaglio di fattori psichici. Le cause di questa
reazione vanno ricercate, come è già stato evidenziato, nella prima infanzia
quando le funzioni intestinali costituivano anche un mezzo di comunicazione
con il “mondo” circostante, con l’approvazione dei genitori se l’evacuazione
avveniva nel momento e nel luogo adatto e punizione e rimprovero se il bambino
si sporcava (… o qualsiasi comportamento che interferisse con i modi di vedere
dei genitori). Non dobbiamo mai dimenticare che sono proprio questi rapporti
relazionali con i loro atteggiamenti, modi di pensare, di reagire e stili di
vita a fornire la premessa della psicosomatizzazione (… compresi tutti i disagi
emotivi) La personalità di queste persone è spesso caratterizzata da grande
meticolosità, pignoleria, amore per l’ordine fino a modalità ossessive. Si tratto
solitamente di individui con disordini affettivi ora di tipo ansioso, più spesso,
pare, con tratti depressivi. Alcune ricerche hanno anche dimostrato che in queste
persone il senso di stanchezza, la facilità al pianto, l’insonnia, le palpitazioni,
le vertigini e persino la tendenza al suicidio (… tutti sintomi riconducibili
al fenomeno ansioso) si trovano in percentuale nettamente superiori rispetto
a soggetti che presentano patologie diverse. Un altro aspetto della personalità
di questi individui è una frequente reazione fobica esagerata per il cancro.
La tensione, l’ansia, la depressione, agendo attraverso il sistema nervoso centrale
e quello vegetativo colpiscono questo organo laddove è in collegamento con questi
sistemi, vale a dire a livello della muscolatura delle sue pareti, e quindi
dei suoi movimenti. In questo modo l’intestino risponde a situazioni di stress
o di ansia contraendosi. I dolori addominali e la diarrea che molti studenti
sperimentano in vicinanza di un esame che li preoccupa sono un esempio banale
ma significativo della reattività dell’intestino ad eventi stressanti. Questa
risposta esagerata, spesso è ritardata nel tempo e avviene in maniera continua,
per cui non sempre è facile identificare un nesso tra sintomi e situazione stressanti.
Altre volte questo soggetto è così introverso che non ammette l’esistenza di
un problema oppure lui stesso non ne è consapevole. Nel caso di stitichezza
prevale la componente aggressiva e di ira nei confronti dell’evento sgradito,
mentre il rilasciamento completo dell’organo indicherebbe depressione, sfiducia,
senso di incapacità nell’affrontare la situazione o il problema.
Malattie dell’apparato cardio – circolatorio. I disturbi dell’apparato circolatorio
sono legati a disturbi della sfera intellettiva ed emotiva (… il cuore è sempre
in rapporto con la situazione emozionale). Il simbolismo del cuore è evidente.
Si dice: “Muoio di crepacuore” quando, ovviamente, si ha un dolore; “Mettersi
il cuore in pace”: rassegnarsi; “Sentirsi stringere il cuore”: provare dolore;
“Una persona è senza cuore”: quando non ha reazione emozionale. In realtà c’è
un rapporto diretto fra la vita emozionale e cuore. Una delle più frequenti
somatizzazioni circolatorie è l’infarto. La problematica dell’infartuato, sempre
per la scuola ad orientamento psicosomatico, è una difficoltà di autoaffermazione
e moralista. L’individuo soggetto all’infarto, così come quello soggetto a ipertensione,
spesso è un individuo con un pensiero condizionato e severo, molto positivista
e con scorsa possibilità di astrazione. La “problematica” cardiaca è la malattia
psicosomatica per eccellenza: essa può essere funzionale od organica. I sintomi
ricordano quelli dell’angina pectoris e insorgono, al contrario di questa, senza
apparente motivo scatenante: non è lo stress che determina l’attacco, ma lo
stimolo di natura imprevedibile, può coinvolgere anche altre funzioni organiche.
Sottende questa affezione, a volte, un trauma scatenante dietro cui si cela
la paura della vita e dalla morte, collegate a una carente realizzazione della
propria “personalità” (… Io) e sovente alla mancanza inconscia di significato
della vita. I problemi del cuore riguardano dunque gli sforzi che facciamo per
riuscire a vivere e a essere felici; se pensiamo, ad esempio, che per essere
bravi bisogna lavorare molto, senza avere un attimo di pausa e senza lamentarci,
è probabile che chiediamo uno sforzo eccessivo al cuore, fino a spossarlo. Inoltre,
senza ombra di dubbio, le emozioni hanno un effetto sfavorevole sul suo buon
funzionamento: tutte le volte che sperimentiamo una emozione, creiamo un blocco
nella zona del plesso solare, blocco che si esercita proprio su quella energia
di cui il nostro organismo ha bisogno per vivere. Ecco allora che il cuore ci
viene in aiuto, pompando più forte per far circolare più “energia”. Possiamo
tranquillamente verificare questo fenomeno quando abbiamo paura: l’energia si
blocca, il cuore pompa fortissimo, cominciamo a respirare molto rapidamente.
Se l’emozione è troppo intensa può esserci perdita di conoscenza, il che indica
che per alcuni istanti il cervello è stato privo di “energia”. Le palpitazioni,
le tachicardie e altri problemi cardiaci rivelano indubbiamente tutta la fatica
di gestire gli stati emotivi o, al contrario, a dar loro la possibilità di esprimersi,
di farli vivere. A volte si prende “troppo” sul serio la vita e tutto ciò che
accade, la mancanza di piacere in ciò che si fa o si sente, i pochi spazi assegnati
alla libertà e al rilassamento, indeboliscono le energie del cuore e possono
trasformarsi in tensioni cardiache. Ma anche l’eccesso di piaceri e smodate
passioni indeboliscono le energie dell’organo e possono procurare gli stessi
effetti. Dunque tutte le emozioni di paura, angoscia, senso di colpa, collera
e persino una gioia eccessiva possono colpire il cuore e causare malessere e
malattie. La pace, la tranquillità, la serenità, la gioia (l’entusiasmo) di
vivere, invece, ci garantiscono un cuore in ottima salute.
Malattie dell’apparato sessuale. Un altro genere diffuso di malattie psicosomatiche
è costituito dai disagi a livello sessuale, spesso evidenziati in maniera diversa
nell’uomo e nella donna, perché diversamente motivate. Esistono, infatti, delle
motivazioni culturali che appartengono solo all’educazione, e collegate all’accezione
di una sessualità vissuta in maniera repressiva e colpevolizzante. La sessualità
impartita alla donna, con i suoi miti come ad esempio la verginità (… fenomeno
culturale in fase di estinzione, ma che comunque mantiene il suo peso in alcuni
ambienti sociali), causa per lei una modificazione e spesso una alterazione
non solo della sessualità nella sua naturale espressione, ma un’alterazione
del vissuto affettivo e mentale a essa connesso. A questo si aggiungono i ruoli
femminili e maschili precostituiti dalla cultura corrente, con l’attribuzione
alla donna di un’essenza inferiore e più fragile. Questo pregiudizio comporta
una problematica sin dal momento della “identificazione”, che è quello in cui
il bambino imita il genitore dello stesso sesso, per non incorrere in alterazioni
del vissuto psicologico. In questo periodo la bambina può rifiutare l’identificazione
materna là dove percepisce nella madre una posizione di inferiorità, e scegliere
l’identificazione col padre (… per motivi di “assestamento” ed equilibrio psicologico,
anche se patologico), perché nel padre ella vive una posizione privilegiata.
Tra i disagi psicosomatici, la frigidità e il vaginismo rappresentano simbolicamente
un rifiuto del ruolo di donna e il mascheramento di una repressa aggressività
verso l’uomo. I disturbi mestruali e la menopausa precoce, si rinvengono in
donne con personalità ipermoralista, e condizionate dal ruolo che lega la loro
esistenza alla maternità e alla procreazione: queste premesse psicologiche possono
condizionare la secrezione ormonale e dare luogo a somatizzazioni. I disturbi
legati all’apparato sessuale maschile sono quelle relative all’impotenza, che
va dall’impotenza parziale della eiaculazione precoce o ritardata, all’impotenza
totale dell’impossibilità di erezione. Questi disagi sono collegati a problematiche
istintuali e affettive. Nel primo caso può esistere un problema di carenza di
autoaffermazione e, quindi, un complesso di inferiorità che porta l’uomo ad
essere insicuro delle sue prestazioni (… disistima). Nel secondo caso esiste
un problema di natura affettiva molto spesso legato alle figure genitoriali.
Se il bambino, verso il genitore di sesso opposto, si sente rifiutato o non
bene accettato può inconsciamente sentirsi colpevole, o al contrario covare
inconsci sentimenti di odio verso la madre, che da adulto riproporrà (… lo stesso
copione), sempre, inconsapevolmente, con le donne; la difficoltà nel rapporto
sessuale diviene a questo punto l’espressione delle sue difficoltà affettive.
Problematiche affini sono suscitate anche da un rapporto con madri autoritarie
e iperprotettive che non consentono il naturale distacco del figlio, e la manifestazione
della sua energia sessuale sulla donna. Nella eiaculazione precoce, esiste un
rapporto ben chiaro con la vita affettiva e istintuale. La brevità del rapporto
sessuale rappresenta simbolicamente la paura di non portare a termine l’atto,
evidenziando in tale modo una insicurezza nei riguardi della donna, nonché una
problematica legata alla propria autoaffermazione come uomo. Nella eiaculazione
ritardata esiste lo stesso rapporto, ma legato a contenuti diversi. In questo
individuo molto spesso è presente una forte paura di “perdere” una parte di
se stesso o di dare alla donna, se essa è vissuta come figura negativa (… autoritaria),
una parte di se stesso che inconsciamente vive come pericolo.
Ultimamente questo elenco di malattie psicosomatiche (… per alcune scuole ad
orientamento psicosomatico) si è andato via via infoltendo fino a comprendere:
i disturbi dell’alimentazione (anoressia, bulimia), i sintomi a carico del sistema
respiratorio (asma bronchiale, iperventilazione, dispnea), i sintomi a carico
del sistema cutaneo (eritema, acne, dermatite atopica, psoriasi, iperidrosi,
sudorazione), i sintomi a carico del sistema muscoloscheletrico (cefalea tensiva,
torcicollo, mal di schiena, artrite), i sintomi al sistema genitourinario (dolori
mestruali, enuresi, impotenza), i sintomi al sistema endocrino (diabete mellito,
ipo o ipertiroidismo), ecc.
Cosa fare. La soluzione della sofferenza psicosomatica è, sicuramente, dapprima
nel riconoscimento del nucleo patogeno che l’ha determinata e poi nel suo trattamento
psicoterapico. Molto spesso, si rende necessaria una accurata analisi della
personalità, perché l’origine del malessere può risiedere in disagi infantili
rimossi dalla coscienza, l’approccio psicoterapico in questi casi deve analizzare
il vissuto psicologico “consapevole” e “inconsapevole”, e allargarsi, in una
dimensione non solo psicodinamica, ma anche esistenziale, alle relazioni dell’individuo
col mondo circostante, agli agganci socio – culturali della sua personalità,
alla sua concezione etico – conoscitiva. Riassumendo, possiamo dire che per
aiutare il paziente sul piano psicologico disponiamo dei seguenti mezzi:
• conversazione aventi uno scopo chiarificatorio;
• conversazioni e riflessioni imperniate sulla consapevolezza e l’angoscia,
lo scarico dell’angoscia, la catarsi;
• sostegno morale (psicoterapia di sostegno), eventualmente accompagnata dai
consigli;
• strategie intese a far perdere un condizionamento, un’abitudine: decondizionamento,
ipnosi, rilassamento, bio-feedback;
• psicoterapie di insight grazie alle quali il paziente acquisisce una miglior
conoscenza di se stesso e può migliorare la propria vita secondo i suoi desideri
profondi: psicoterapia psicoanalitica, ecc. Tali trattamenti possono tutti essere
realizzati individualmente o in gruppo.
Concludiamo dando un ultimo sguardo al significato dell’approccio psicosomatico.
A parte la considerazione che sia un sistema utile per comprendere i modelli
di malattia, ci aiuta ad alleviare le sofferenze psicosomatiche? Direi proprio
di sì. Prima di tutto ci fa riflettere su questa scissione totalmente artificiale
ed arbitraria del nostro pensiero scientifico: una divisione tra disturbi funzionali
da una parte e disturbi organici dell’altra. Mette fine ai giudizi valutativi
i quali suggeriscono che solo una affezione organica è una vera malattia. Ci
consiglia di riconsiderare nella mente gli aspetti emotivi di tutte le malattie
organiche che potremmo vedere, e di non dimenticare la reazione organica che
può nascondersi in individui emotivamente disturbati. Ci insegna, inoltre, che
i sintomi possono avere dei significati simbolici e ci aiuta a comprendere il
linguaggio del corpo. Ci fa vedere che lo stress continuato, sia fisico che
psicologico, o entrambi, miete le sue vittime nell’organismo per vie subdole.
Fa comprendere le malattie del benessere: diabete, ipertensione, ulcera, trombosi,
ecc. Infine, ci convince che quando trattiamo i disturbi di stress di qualsiasi
natura, è rischioso trascurare di considerare le componenti emotive del trattamento.