Il termine “psicosomatica” è stato coniato attorno al 1800 in opposizione alle correnti filosofiche riduzioniste e materialiste. Generalmente, con l’espressione “sindrome psicosomatica” si intendono, quindi, i disturbi organici causati da fenomeni emozionali. Ogni ragione del malessere e del benessere quotidiano si ritrovano sicuramente nel “vissuto” di ogni singolo individuo. In realtà, tutti gli eventi della vita possono essere infatti inequivocabilmente come l’epilogo della sua storia personale, sociale e ambientale. La psicosomatica compendia questa esigenza di comprensione globale dell’uomo (…olistica), considerandone sia gli aspetti “psichici” che “somatici”. Un orientamento scientifico, cioè, attento a tutte le componenti personologiche e relazionali dell’uomo. Per questo “studio sistematico” (psicosomatica) “stare bene” significa (… non assenza di patologia) ma bensì continua ricerca di condizione di maggior benessere psicofisico. Proprio attraverso questa interpretazione essa svolge un ruolo di prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi emozionali, ma anche, e soprattutto, nella sua visione del vivere quotidiano, si fa promotrice di salute e benessere: trovare l’armonia. Alcuni orientamenti scientifici psicosomatici, in pratica, sostengono che ogni parte, ogni organo del corpo umano ha un ruolo preciso nel mantenimento, nell’adattamento e nella protezione dell’intero organismo. Se si conosce il “linguaggio del corpo” ovvero cosa esprimono, da un punto di vista simbolico, i tessuti e gli organi, si è in grado di decodificare meglio tutti i suoi fenomeni di squilibrio (… la causa del malessere, del disturbo, della malattia). Il linguaggio del corpo, quindi, in questo caso specifico, mira a ricercare le cause che hanno originato un determinato malessere invalidante (… correlazione fra sintomo e conflitto profondo).
Turbe dell’apparato digerente (… e la sua chiave di lettura).
Il cibo è vitale per l’organismo, ne è la fonte di energia; ma per poter essere
utilizzato dalle cellule ha bisogno di venire decomposto in piccole molecole
tramite la digestione. Gli organi che sono deputati a questi processi formano
l’apparato digerente. Per qualsiasi animale il “boccone” è realmente il cibo,
la preda, che gli serve per sfamarsi e sopravvivere; ma per l’uomo, oltre ad
un significato reale, esso può assumere un linguaggio simbolico quale un oggetto
desiderato che sfugge di mano, la casa che non si riesce a trovare, i soldi
per arrivare a fine mese, la reputazione sul lavoro, così via (… i “bocconi
amari” in qualche modo sono sempre presenti). Nei cibi che l’uomo preferisce
o rifiuta, è già riconoscibile una grande quantità di informazioni (… dimmi
cosa mangi e ti dirò chi sei!). Quando una persona ha fame di qualcosa di preciso,
questa è l’espressione di una ben precisa affinità ed è in ultima analisi un
dato particolarmente significativo sulla persona stessa. Se qualcosa, invece,
“non è di suo gusto”, questa antipatia è esattamente interpretabile. La fame
è il simbolo del voler avere, del voler introdurre, è l’espressione di una certa
bramosia. Mangiare è la realizzazione di questo desiderio attraverso l’integrazione,
attraverso l’assunzione e la soddisfazione dello stimolo della fame. Se qualcuno
(… a livello simbolico) ha “fame d’amore” senza che questa fame venga adeguatamente
saziata, essa si manifesta di nuovo nel corpo come fame di cose dolci. Fame
di dolci e ghiottonerie solitamente è l’espressione di una non saziata fame
d’amore. Il doppio significato della parola “dolce” diviene evidente quando
parliamo di “dolce fanciulle” (… non si usa forse dire anche che si vorrebbe
“mangiare di baci” una persona?). Amore e dolci, che lo si voglia o no, sono
strettamente legati. Chi spilluzzica e mangia dolciumi, ha fame d’amore e ha
bisogno di essere saziato. Il legame tra l’amore e il cibo è presente fin dalla
nascita, quando succhiare il latte è associato al calore del corpo materno,
al sentirsi abbracciati, sorretti (… si succhia insieme al latte le emozioni
e gli stati d’animo della madre: accettazione, rifiuto, disponibilità, ecc.).
Quando il rapporto si sviluppa in un modo non completamente amorevole possono
nascere associazioni dolorose tra il nutrimento e la paura o addirittura la
sensazione di non essere e accettato. Chi predilige un cibo ben aromatizzato
e piccante mostra di avere il desiderio di nuovi stimoli e nuovi impressioni.
Sono persone che amano le provocazioni, anche quando sono difficili da sopportare
e da “digerire”. La situazione è sicuramente diversa nelle persone che mangiano
cibi leggeri: niente sale, niente spezie. Sono persone che evitano tutte le
sensazioni nuove. Temono le provocazioni del mondo, hanno paura di ogni confronto.
Questa paura può arrivare sino alle creme e alle pappe dei malati di stomaco.
Sono cibi da bambini e questo mostra chiaramente che esso regredisce a modalità
infantili, quando non si deve decidere né prendere posizioni e si può persino
rinunciare alla masticazione dei cibi. La paura delle lische simbolizza la paura
delle aggressioni. La paura dei noccioli è paura dei problemi (… si va mal volentieri
al nocciolo delle cose)
Colite. La maggior parte dei disturbi funzionali che coinvolgono l’apparato digerente accompagnano, solitamente, un malessere depressivo, delle delusioni e, il più delle volte, un’insoddisfazione cronica. Essi esprimono un sentimento di orizzonte chiuso, una chiara mancanza di speranza. Manifestano sovente anche una chiara preoccupazione ai confini con l’ipocondria: l’interno del corpo è vissuto come un qualcosa di “sbagliato” o, peggio ancora, di “cattivo”. I soggetti che ne soffrono hanno spesso idee particolari su un regime di vita “naturale” e sul problema della defecazione e della digestione. Si tratta molto spesso di soggetti con personalità non uniforme ma tendenzialmente con struttura dominante compulsiva – ossessiva, con forti componenti masochistiche e tendenza depressiva. Alcune ricerche hanno dimostrato che quando questo fenomeno si manifesta nel bambino ci si trova di fronte ad un rapporto con l’adulto disturbato: teme terribilmente la sua reazione. La paura si mescola al sentimento di collera, tutto ciò porta, inevitabilmente, in quanto non ha la possibilità di potersi esprimere direttamente, a detestare la persona di cui si ha paura. Nell’adulto questa persona (… di cui aveva paura) viene sostituita con un individuo che rappresenta l’autorità (... partner, datore di lavoro, ecc.). Nel trattamento di questi disturbi si è dimostrato abbastanza soddisfacente il regime alimentare; quando questo è associato alla psicoterapia di sostegno e con metodiche distensive, la percentuale di successo appare assai più elevata.
Stipsi. Questo disturbo cronico si manifesta solitamente in soggetti con ansia e depressione che, nonostante l’apparente tranquillità, sono interiormente particolarmente tesi, abbattuti e hanno notevoli difficoltà nei rapporti interpersonali. A volte è collegata al fatto di trattenersi. Non ci esprimiamo per paura di disturbare, per paura di deludere, per paura di non piacere a qualcuno. Si potrebbe schematizzare il tutto con la frase: “Se faccio questa cosa e loro non sono d’accordo, forse mi criticheranno oppure, peggio, potrebbero rimproverarmi”. La paura di dispiacere a qualcuno è direttamente collegata alla paura di non essere amato, di venir abbandonato, per questo chiediamo a noi stessi di essere perfetti. La stipsi, quindi, può anche indicare che ci teniamo aggrappati a credenze che ci danno sicurezza.
“””mangiare non significa solo nutrirsi… molti sono i motivi
che inducono a farlo e, soprattutto, diversi sono i significati simbolici
che entrano in gioco nell’assunzione del cibo. Esso ha un grande potere
relazionale e comunicativo (… si mangia, oltre per il piacere di farlo, anche
per
ripicca, per noia, per una cena deduttiva, per controllare gli altri per punizione
– molto comune: vai a letto senza cena!)… vista in questi termini l’alimentazione
diventa un “veicolo” di enormi significati simbolici e “sostituto” di qualcosa
d’altro
su cui proiettare ansia, desideri d’amore, aggressività, paura e di controllo
non esprimibili in maniera adeguata.
… un po’ di pratica
Che cosa significa visualizzare? Visualizzare significa “vedere con l’occhio
della mente”, non con quello fisico. Sicuramente si imparenta molto da vicino
con l’arte di immaginare. Questo ultimo termine, senza alcun dubbio, indica
più un lasciare emergere immagini mentali spontanee, mentre visualizzare indica
un vero atto volitivo, un decidere, insomma, quali immagini proporre alla mente.
Utilizzare solo la prima possibilità senza conoscerla bene potrebbe comportare
il “£rischio” (… si fa per dire) di diventare preda dei propri “fantasmi”; utilizzare
solo la seconda potrebbe comportare il “rischio” (… molto remoto) di una eccessiva
artificiosità, di volersi “costruire” troppo. Pertanto vanno utilizzate entrambe.
La situazione in cui facilmente emergono immagini mentali è tra la veglia e
il sonno (… fase Alfa: è lo stato mentale che si manifesta durante il rilassamento
la “sonnolenza” e i momenti di “noia”. Le onde cerebrali vanno da 8 a 14 cicli
al secondo.), quando non siamo addormentati, ma neppure svegli del tutto. Ma
può verificarsi anche in altri momenti, e non necessariamente a occhi chiusi,
ad esempio quando svolgiamo attività automatiche, che non richiedono attenzione
vigile, oppure quando siamo tanto assorbiti in quello che facciamo da non accorgerci
di ciò che accade intorno né del tempo che passa. Quest’ ultima è la condizione
tipica dell’artista: in effetti la parte di noi che produce le immagini mentali
è altamente creativa perché può mettersi in contatto con le dimensioni dell’infinito,
dell’inedito, e questo, quindi, dimostra che esprimere giudizi di valore o,
meglio, giudicare l’immaginazione “fantasia visionaria” ci nega un’esperienza
estremamente importante. … ora proviamo ad andare in Alfa e poi … torniamo in
Beta (Beta è lo stato di veglia vigile in cui ci troviamo generalmente durante
la giornata, quando lavoriamo, e impegna soprattutto la mente razionale. L’attività
cerebrale è compresa tra 14 e 32 cicli al secondo (…i famosi picchi dell’elettroencefalografo,
i più elevati corrispondono all’iperattività e alla collera, quelli più bassi
allo stato di vigilanza leggera).
Concentrati sulla fiamma e i pensieri svaniranno… Scegli un momento della giornata
da dedicare soltanto a te (niente telefonino, campanelli, familiari, animali,
ecc.). trovati anche uno spazio, per quanto possibile isolato (ambiente rilassato
e caldo), in cui puoi collocarti assumendo una posizione seduta comoda, con
la schiena eretta e a testa diritta. Colloca, a circa due metri di distanza
da te su un mobile o su un supporto qualsiasi e all’altezza dei tuoi occhi,
per non dover far fatica, una candela accesa. Ora chiudi gli occhi ed orienta
la tua mente solo ed esclusivamente sulle sensazioni che ti provengono dal corpo
a contatto con le superfici d’appoggio. Poni la tua attenzione la tua mente
su quei punti nominandoli con il linguaggio interno iniziando dai piedi appoggiati
sul pavimento, poi la parte posteriore delle cosce, di seguito le natiche, quindi
la schiena e infine la testa eretta. A questo punto apri gli occhi e fissa lo
sguardo, mantenendolo fermo e costante, sulla fiamma della candela. Respira
tranquillamente, senza sforzo, e senza concentrare l’attenzione sul respiro,
limitandoti invece a fissare lo sguardo sulla fiamma. In questo frangente non
formulare giudizi, non fare apprezzamenti sulla fiamma che non è né corta né
lunga, né immobile né in movimento, né bianca né gialla. Essa è come è. E’ solo
e soltanto la fiamma di una candela. Rimani, inizialmente, per il tempo in cui
non ti comporta (troppo) sforzo, ma in seguito, con l’allenamento, troverai
facile e gradevole prolungare i tempi dell’esperienza o ricorrere ad essa anche
più volte nella giornata. Proseguendo nell’allenamento ti accorgerai, se sarai
stato costante e paziente, che spontaneamente, le immagini e le forme degli
oggetti circostanti alla fiamma andranno sempre più sfumandosi sino a scomparire
dal tuo campo percettivo sempre più completamente concentrato sulla materialità
dell’oggetto (la fiamma).
Un caloroso e
sincero ringraziamento viene inviato a tutti coloro che, pur non beneficiando
di un servizio terapeutico diretto (… perché fuori provincia o regione), hanno
rinnovato l’iscrizione 2004. Grazie di cuore.