Pochi disagi emotivi sono offuscati ed intrisi di toni moralistici
come lo sono i disturbi psicosessuali. Determinare tale “malessere” implica
definire una chiara norma per il comportamento sessuale. Ma chi stabilirà queste
regole? Chi dovrà essere il guardiano morale del comportamento sessuale? Perché
tanto accanimento verso la sessualità che in realtà appartiene al mondo degli
istinti? Essendo la sessualità umana, non solo legata alla procreazione, ma
anche alla qualità della relazione è bene precisare che non esistono comportamenti
giusti in assoluto. Si deve uscire dall’ottica di avere un’unica norma di riferimento
rispetto alla quale si è in buona salute oppure malati. Non vi è esperienza
sessuale fuori di noi a cui dobbiamo riferirci, ma una sessualità dentro di
noi, che si sviluppa con trame diverse, è il senso che ognuno dà alla sua trama
che è importante (noi siamo ciò che sentiamo di essere, siamo come ci vediamo
e non come ci vedono gli altri; insomma, siamo belli se ci piaciamo e brutti
se siamo scontenti di noi stessi).
Esistono, comunque, parametri che definiscono a grandi linee degli argini: al
di qua ci sono le carenze e dall’altra gli eccessi. Al centro si apre un vasto
territorio di modalità “adeguate” che comprendono le infinite possibilità in
termini di tempo, oggetto, modo, luogo, finalità, ecc. Tra tutti gli istinti
(mangiare, dormire, ecc.), l’istinto sessuale è quello che subisce, nel corso
della sua evoluzione, i maggior rimaneggiamenti. La sessualità è, infatti, un
bisogno naturale come mangiare, bere e dormire.
Nell’animale l’istinto riproduttivo è il cardine per la sopravvivenza della
specie, per l’essere umano, invece, le cose sono decisamente più complicate
ed articolate in quanto può rinunciare volontariamente al sesso (castità: energia,
comunque - se va bene - non spenta ma semplicemente trasformata) in favore di
una cultura che prevede la sublimazione della propria parte istintuale. Questa
trasformazione è, quindi, frutto di condizionamenti culturali e sociali. Tenendo
conto di queste influenze è già possibile affermare che il sesso non è soltanto
“poesia biologica” (per le finalità e per motivi di spazio non è possibile approfondire
questo argomento) ma è, indubbiamente, un comportamento che coinvolge emozioni,
sentimenti, paure, trasformazioni e divieti (evoca frequentemente il fantasma
del peccato, della punizione e della colpa). In questa attività ogni individuo
mette a fuoco fattori fisici ed emotivi, un insieme di ansia, ricordi ed emozioni
che ogni volta impegnato tutto il suo essere. E’ il risultato di un lungo processo
di crescita che inizia, contrariamente a quello che si pensa, dal concepimento
e continua nel corso dell’intero arco di vita (menopausa e andropausa comprese…).
Tale esperienza è, quindi, carica di significati individuale e sociali (sessualità
proposta dai modelli culturali). E’ una modalità “personale” con cui si entra
in rapporto con l’altro o gli altri. Il significato culturale della sessualità
è un fenomeno particolarmente curioso in quanto si struttura attraverso due
temi fra loro contrapposti ma in stretta relazione: da un lato l’istinto “libertino”
e dall’altro, l’asservimento ai modelli pubblici. Risulta innegabile, per quanto
sopra esposto, che la sessualità è un fenomeno complesso influenzato da fattori
biologici, psicologici e socio culturali (il comportamento sessuale finale dipenderà
dall’interazione di queste forze).
Il benessere sessuale, ovvero il sentirsi bene, è parte integrante della salute
di ogni individuo. In questi termini, il sentirsi bene coinvolge inevitabilmente
anche il vivere con piacere il mondo del pensare, del fare e delle relazioni
oggettuali. Significa riflettere sui propri bisogni, desideri, sensazioni di
poter vivere e coltivare sentimenti di speranza, e fiducia nei confronti della
vita.
Se si tiene conto di quanto esposto si comprende facilmente che la diagnosi
di questo comportamento, inteso come malessere che crea sofferenza per se stessi
e per gli altri, deve essere formulata da un professionista competente e, soprattutto,
scevro da pregiudizi; capita sovente, infatti, che troppo zelo classificatorio
induca, spesso, più confusione che chiarezza (se non colpevolizzazioni inutili
ed assurde). A tale proposito un orientamento diagnostico qualificato ci viene
fornito dal DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali).
In questo manuale i disturbi psicosessuali sono divisi, sostanzialmente, in
3 gruppi: Disturbi dell’Identità, Parafilie e Disfunzioni Psicosessuali.
…l’argine degli eccessi.
DISTURBI DELL’IDENTITA’
Nel primo gruppo sono inclusi tutti i comportamenti caratterizzati dal fatto
che l’individuo si sente a disagio e in contrasto rispetto al proprio sesso
anatomico e mette in atto atteggiamenti generalmente caratteristici dell’altro
sesso.
Transessualismo. E’ una persona che sotto l’aspetto biologico, anatomico e fisiologico
è un maschio o una femmina normali, ma nell’intimo ha la convinzione di appartenere
al sesso opposto. Perciò molti transessuali, specialmente maschi, ricorrono
ad interventi chirurgici per mutare la loro identità fisica e anagrafica: un
“cambiamento di sesso”, più apparente che reale, sia perché l’appartenenza al
sesso è scritta in ogni cellula, sia perché non è possibile conferire una vera
funzionalità agli organi genitali costruiti dal chirurgo. In questo comportamento
è comune la depressione che non deve mai essere sottovalutata in quanto può
portare al suicidio.
PARAFILIE (para: deviazione - filia: oggetto da cui si è attratti).
Esse sono caratterizzate dalla comparsa di eccitazioni nei confronti di oggetti
o di situazioni erotiche che non rientrano nelle modalità normali di eccitazione
e di attività sessuale, e che possono interferire a vari livelli sulla capacità
di svolgere un’attività sessuale reciprocamente affettuosa. In questo
gruppo troviamo: Feticismo, Travestimento, Zoofilia, Pedofilia, Esibizionismo,
Voyeurismo, Masochismo Sessuale e Sadismo Sessuale
Feticismo. E’ l’uso di oggetti inanimati (feticci) come metodo ripetutamente
prescelto o esclusivo per raggiungere l’eccitazione sessuale. E’ un bisogno
irrinunciabile di vedere, manipolare, annusare un determinato oggetto per ottenerne,
appunto, gratificazione sessuale. A volte vengono privilegiate alcune parti
del corpo come mano, piede, gamba, orecchio, capelli, piuttosto che indumenti
in contatto con parti sessuali: mutande, reggiseno, calze, giarrettiere. Il
feticcio è, stranamente, ancora più potente ed attraente se è stato rubato (il
feticista può essere anche cleptomane).
Travestimento. Generalmente è il vestirsi da donna con modalità ricorrente e
persistente da parte di un maschio eterosessuale. Tale manifestazione è realizzata
per creare in sé un eccitamento sessuale che porta a un rapporto sessuale vero
e proprio o alla masturbazione. E’, inoltre, presente una profonda frustrazione
quando si verificano delle interferenze nella realizzazione del proprio travestimento.
Zoofilia. Vengono utilizzati animali come metodo ripetutamente prescelto ed
esclusivo per il raggiungimento dell’eccitazione sessuale. In pratica, l’atto
o la fantasia di impegnarsi in qualche attività sessuale con degli animali è
il metodo dominante prescelto o esclusivo per raggiungere l’eccitazione sessuale.
La zoofilia è, in questo periodo storico, un comportamento alquanto insolito.
Lo si riscontrava soprattutto nelle campagne e in zone montane presso contadini
e pastori in contatto diuturno con i branchi e le mandrie, per cui, tentati
sessualmente dalle occasioni propizie e dalla lunga solitudine, essi cedevano
al rapporto “bestiale”. Nell’antichità questa particolare attività non era considerata
strana e neppure impura, come testimoniano varie leggende indiane, egiziane,
greche e romane (agli invitati al banchetto, oltre al partner naturale, veniva
offerto, a
seconda dei gusti dell’ospite, un animale).
Pedofilia. Di tutte la Parafilie, la pedofilia è quella che
suscita e crea, a dir poco, profondi sentimenti di disgusto. Nel gratificare
i suoi desideri sessuali, il pedofilo danneggia irrimediabilmente dei bambini
innocenti. Questa inclinazione morbosa verso i bambini che non hanno ancora
raggiunto la pubertà, spesso si conclude tragicamente, perché il pedofilo, si
rivela in realtà un terribile criminale. Nella pratica clinica, si scopre che
essi presentano un profondo disturbo narcisistico della personalità con gravi
tratti antisociali. L’adescamento avviene, di solito, attraverso l’elargizione
di regali in oggetti o in denaro. Il comportamento del pedofilo può assumere
le forme più diverse, da carezze alla violenza, fino all’uccisione.
Esibizionismo. E’ il gesto di esibire i genitali a qualche
estraneo che non se lo aspetta, allo scopo, naturalmente, di raggiungere l’eccitazione
sessuale, senza che vi sia il tentativo di compiere ulteriori attività sessuali
insieme all’estraneo coinvolto. E’ insolito che l’esibizionista molesti con
parole e con altri atti. Sembra che l’atto di mostrare i suoi genitali permetta
all’uomo, per quanto curioso possa essere questo gesto, di riguadagnare un qualche
senso di valore e di identità maschile positiva. Spesso rivelano una profonda
insicurezza rispetto al loro senso di mascolinità. Gli esibizionisti spesso
sentono di non aver avuto nessuna influenza sulle persone del nucleo familiare,
e hanno pertanto dovuto ricorrere a misure straordinarie per essere notati.
Ciascun atto esibizionistico, in chiave psicoanalitica, può pertanto rappresentare
un tentativo di rovesciare una situazione infantile traumatica.
Voyeurismo. Possiamo definirlo come l’altra faccia dell’esibizionismo; è il
gesto di stare a guardare persone ignare, di solito estranei, mentre sono nude,
o nell’atto di spogliarsi, o mentre sono impegnate in qualche attività sessuale,
il tutto come metodo ripetutamente prescelto o esclusivo per raggiungere l’eccitazione
sessuale. Rischio e segretezza sono gli elementi necessari della gratificazione
che ottiene masturbandosi durante o subito dopo lo “spettacolo” da lui osservato,
senza che la donna o la coppia se ne rendano conto o che siano d’accordo.
Masochismo sessuale. Le fantasie legate a questo comportamento, per provare
godimento sessuale, sono: essere legato, picchiato, violentato, oppure deriso
ed umiliato (gesti di automutilazioni, quando sono presenti, hanno buona probabilità
di essere ripetuti). Partecipa intenzionalmente a qualche attività nell’ambito
della quale ha patito profonde lesioni fisiche oppure la sua vita è stata minacciata,
allo scopo di produrre eccitazione sessuale, la quale si è quindi realizzata.
Di solito si fa frustare da una donna pagata per questo, oppure chiede “punizioni”
più sofisticate.
Sadismo sessuale. Sadico è chi, per avere soddisfazione sessuale, deve dare
dolore e umiliazione: infligge torture dalle più semplici alle più complicate.
La sua vittima può essere non solo la donna, un uomo, un bambino, ma anche un
vecchio o un animale. Il suo scopo è sempre lo stesso: far soffrire, talvolta
fino alla morte. Ma egli è un tormentatore più che un assassino, che si serve
di strumenti d’offesa accuratamente scelti (catene, fruste, uncini, biglie e
altri ancora).
… l’argine delle carenze.
DISFUNZIONI PSICOSESSUALI
La maggior parte delle disfunzioni sessuali descritte nel DSM IV sono categorizzate
come disturbi (intesi come sintomi che si esprimono nel somatico disturbando
la funzione sessuale) del desiderio, dell’eccitamento o dell’orgasmo. Oggi questi
malesseri hanno maggior frequenza del raffreddore e un’alta percentuale dei
casi sono psicogeni, cioè conseguenza diretta di una “immaturità” psicologica.
Tabù vecchi e nuovi, paura ed inibizioni, in queste manifestazioni, si sprecano.
Queste difficoltà sono legate alla relazione sessuale, la quale si esprime attraverso
la seguente sintomatologia: impotenza, eiaculazione rapida, ritardata o impossibile
(uomo); anorgasmia, dispareunia (donna).
Impotenza. La “serenità” del rapporto sessuale può essere insidiata da una serie
di fattori psicologici abbastanza comuni e altrettanto frequenti. E’ la cosiddetta
impotenza psicogena, che può facilmente sfociare, se non ne vengono individuate
e sradicate le cause, nell’impotenza cronica (è come se ci si “escludesse dal
gioco” per timore di fallire). L’impotenza funzionale (in assenza di cause organiche
come malattie e malformazioni) è, indubbiamente, vissuta in modo estremamente
drammatico e devastante perché l’attività sessuale è considerata, da alcuni,
come fonte di sicurezza e potenza maschile. Questo disturbo (non-scambio con
l’esterno) può essere interpretato, da un punto di vista psicosomatico, come
un tentativo di tenere sotto controllo il più possibile una situazione vissuta
pericolosa per l’equilibrio psicofisico.
Questo particolare “atteggiamento” lo possiamo riscontrare anche in ambiti diversi (lavorativo e sociale) da quello sessuale. Il timore di fallire, di non essere all’altezza (timore del giudizio) delle aspettative può essere alla base di questa sorta di paralisi dell’istinto sessuale, dell’iniziativa e della creatività.
Eiaculazione precoce. E’ anch’essa una modalità difensiva
maschile nei confronti di una sessualità in qualche modo temuta. Il “tempismo”
nell’intimo incontro con il femminile, fino ad impedire un vero e proprio contatto,
può infatti avere un significato aggressivo nei confronti della partner, che
spesso viene percepita come troppo esigente e competitiva, oppure può costituire
una vera e proprio fuga per sottrarsi all’angoscia legata al rapporto sessuale
stesso.
Sono persone particolarmente ansiose con una mentalità, spesso, spiccatamente
razionale.
Anorgasmia. L’incapacità o comunque la difficoltà a raggiungere
l’orgasmo è la più diffusa tra le disfunzioni sessuali femminili. Anche in questo
caso, la causa principale è da imputare ad un’educazione particolarmente restrittiva.
Un eccessivo autocontrollo non permette di lasciarsi andare e, quindi, fidarsi
dell’altro o delle emozioni che suscita l’intimità.
Dispareunia. In questo disturbo i rapporti (in assenza di cause
organiche) sono difficoltosi e dolorosi. Spesso è una reazione di rifiuto, il
più delle volte consapevole, nei riguardi della sessualità. Questa manifestazione
è legata, in modo particolare, ad un partner e al suo atteggiamento. L’intervento
terapeutico elettivo sarà volto a sciogliere le tensioni corporee attraverso
metodiche ipnotiche ed esercizi di rilassamento.
Come abbiamo potuto vedere, in questa breve esposizione, il fenomeno “sessuale”
è più complicato di quanto generalmente presupponiamo. Questo fenomeno, oltre
ad essere intriso di paura, può essere vissuto come una minaccia in quanto attraverso
l’orgasmo si scatena una forza istintuale che non possiamo “controllare”.
La capacità di autocontrollarsi facilita notevolmente la vita sociale, ma è
anche al tempo stesso espressione di non spontaneità.
Autocontrollo significa che tutti gli impulsi “sgraditi” alla comunità devono,
in qualche modo, essere repressi. In questo modo l’impulso diviene “invisibile”
anche se resta da chiedersi che cosa ne sarà dell’impulso “bloccato”.
Dato che l’impulso per sua natura tende alla realizzazione, esso tenderà a mostrarsi
nuovamente, e così l’essere umano deve costantemente investire energia se vuole
continuare a reprimere e a controllare l’impulso represso (diventa evidente
il motivo per cui si ha paura della perdita del controllo).
Se tutto ciò, infatti, emergesse, la situazione diventerebbe sì “sincera”, ma
socialmente molto discutibile, “per questo è bene sapersi controllare” anche
quando non si è lesivi verso se stessi, la società ed il partner.
Mettendo in atto, pertanto, questa particolare “difesa” sia l’uomo che la donna
possono sviluppare difficoltà e creare stati confusionali nella sfera sessuale.
Entrambi si trovano davanti a pretese assurde a causa dell’importanza che il
gruppo sociale di appartenenza dà alle prodezze sessuali facendone un metro
di riuscita personale come un indice di successo (potenza) nelle relazioni sociali.
Stimoli negativi, quindi, possono influenzare, in maniera diversa, sia il maschio
che la femmina: nessun partner è immune.
La maggior parte di tali disagi sono creati anche da tensione, ansia e, molto
frequentemente, dalla paura di fallire e di essere rifiutati (o, ancor peggio,
ridicolizzati).
Il rapporto sessuale è caratterizzato da sottili equilibri, basta poco per rompere
l’incantesimo: schemi mentali che portano a cattivi pensieri, stress e, soprattutto,
incomprensioni con il partner (non si è più, in realtà, sulla stessa lunghezza
d’onda).
Se si tiene conto di quanto esposto appare evidente che l’atto sessuale, ormai
separato dalla procreazione, assolve, fondamentalmente, il soddisfacimento di
bisogni psicologici la cui importanza assume un ruolo ben più rilevante del
piacere fisico nel quadro della qualità della relazione fra i partner.
Il territorio, su cui ci si esprime, deve essere uno spazio di gioco creativo
e di fantasia in cui l’impegno a trovare le reciproche strade del “benessere”
dovrà essere improntato sul divertimento e non vissuto come imposizione.
Il piacere del partner non può costituire una preda da razziare, ma un dono
che si è liberamente offerto in cambio del nostro.