Il termine ansia, da tempo, entrato con prepotenza nel linguaggio
comune, oltre ad essere ovviamente un concetto abusato, viene utilizzato in
modo impreciso e staccato dal suo contesto clinico, sottovalutando in tal modo
la vasta e articolata sintomatologia grave ed invalidante. L’uso corretto della
terminologia, sia in campo medico che nel linguaggio popolare, diventa pertanto
indispensabile, dato che nei disagi emotivi termini tra loro semanticamente
ambigui, possono essere fuorvianti o prestarsi a creare allarmismi ingiustificati,
il cui effetto dannoso si ripercuote sull’individuo ansioso non solo “somministrando”
terapie male impostate se non inutili, ma anche creando un alone di mistero
e una spiacevole confusione sulle reali condizioni psicofisiche. Non sempre,
tuttavia, è facile dare una interpretazione univoca del fenomeno ansiogeno,
perché l’ansia è essenzialmente un’esperienza soggettiva: ciò che una situazione
per una persona appare stimolante, per un’altra persona può essere vissuta passivamente
o in maniera negativa. Ogni ansioso, quindi, vive la sua ansia in modo del tutto
personale e questo potrebbe spiegare la grande varietà dei disturbi da ansia
che si possano osservare in ambito clinico. L’ansia è un fenomeno particolarmente
complesso e va affrontato tenendo conto delle sue doppie radici: di tipo somatico
e di tipo psichico.
Le basi biologiche dell’ansia. Quando ci adiriamo, tutto ciò influisce sulle
nostre condizioni psicofisiche. Tali mutamenti (… chimici all’interno dell’organismo)
alternativamente condizionano in modo più o meno profondo il comportamento e,
in maniera più evidente, l’espressione dell’ostilità. Ma che cosa accade realmente?
In primo luogo il flusso sanguigno - che in una normale attività vegetativa
come mangiare, bere, riposare o dormire tende a concentrarsi negli organi centrali
- viene pompato nei distretti corporei periferici: le braccia, le gambe, la
pelle, ecc. Anche nella parte più “alta” del corpo, cioè il cervello, il sangue
affluisce di meno (… questo spiega il fatto che se siamo particolarmente adirati,
ci si sente quasi presi da un senso di vertigine e non si è in grado di pensare
adeguatamente).Contemporaneamente le ghiandole surrenali, scaricano nel sangue
l’adrenalina. Poiché l’adrenalina accelera il metabolismo, tutte le funzioni,
il cuore batte più rapidamente, provoca sudorazione, mani e piedi gelati e a
volte una fastidiosa secchezza alla bocca (… la persona in queste condizioni
si sente spaventata e in pericolo, come se si aspettasse qualcosa di spaventoso
e drammatico pur trattandosi di una normale reazione fisiologica). Così, quando
l’adrenalina è immessa nel sistema circolatorio, e respiriamo più rapidamente,
le nostre pulsazioni aumentano e anche i valori pressori; ci viene improvvisamente
il collo rosso, letteralmente e metaforicamente. In quel frangente non possiamo
dire a noi stessi: “Adesso mi calmerò, perché non vale proprio la pena di arrabbiarsi”.
Non possiamo interrompere questa produzione di adrenalina perché il parasimpatico
non è connesso con le ghiandole surrenali. (… il sistema nervoso autonomo è
costituito da due gruppi di nervi: il simpatico e il parasimpatico. Il simpatico
è collegato a tutti gli organi, stimola e eccita, comprese le ghiandole surrenali
che producono adrenalina. Il parasimpatico, invece ci tranquillizza, ci deprime;
esso però, è connesso a tutti gli organi ma non alle ghiandole surrenali, per
cui quando la produzione di adrenalina è in fase attiva non siamo in grado di
bloccarla). Dobbiamo lasciare completare il ciclo, agire secondo la nostra ira,
oppure starcene seduti e irritarci (… oppure mettere in pratica quelle metodiche
terapeutiche che permettono di abbassare il livello d’ansia). Ciò ovviamente
non succede a caso: il più delle volte dietro lo stato d’ansia si nasconde un
pensiero pessimistico (… uno stile di vita, uno schema mentale, ecc.) che fa
immaginare un male futuro, un vero e proprio dramma o disastro. Il cervello,
quindi, crea un’immagine spiacevole, provoca una risposta ormonale (… adrenalina)
che fa sì che il corpo risponda, come modalità reattiva, con lo stato d’ansia.
In realtà il corpo dell’ansioso comunica un “cambiamento”, esso infatti sta
segnalando una eccessiva richiesta di prestazioni: questo stato lo troviamo
non soltanto a livello cronico ma anche nei momenti evolutivi della nostra esistenza.
Segnalando i vari passaggi evolutivi della vita è nello stesso tempo l’espressione
di una difesa in atto e il tentativo di mantenere un equilibrio, per quanto
risulti, purtroppo, non ottimale. Vi sono, quindi, “periodi” soggetti a manifestazioni
ansiogene che possono mettere a dura prova le capacità di adattamento dell’individuo,
rendendolo più fragile e maggiormente predisposto a queste modalità difensive
(… sono percorsi evolutivi inevitabili: pubertà, matrimonio, separazione, perdita
del ruolo sociale, terza età, pensionamenti, climaterio, menopausa, ecc.).
Le basi psicologiche. L’ansia è innanzitutto uno stato emotivo spiacevole, caratterizzato
da tensione, preoccupazione e paura, in cui sia la volontà di controllo sia
il ragionamento logico non hanno presa e sono del tutto inefficaci. Essa può
essere paragonata a una estenuante attesa, a una condizione di paura o, meglio,
a un allarme “congelato”, di fronte ad un pericolo che ha cessato di essere
minaccioso (… ma che continua ad essere percepito come tale). L’ansia è, quindi,
una reazione esagerata, una penosa aspettativa in cui la caratteristica principale
è facilmente riconducibile ad una paura perenne: del cambiamento, del timore
di sbagliare o di non essere in grado di affrontare le situazioni, dell’ignoto,
di lasciarsi andare, dell’ostilità e dell’inganno, della solitudine in un mondo
pieno di pericoli, del tradimento, ecc. Questo stato d’animo complesso di “continua
attesa” determina, inevitabilmente, un atteggiamento di insicurezza, indecisione
e titubanza (… si pensa sempre di sbagliare), di immobilità dovuta al dubbio,
di non avere mai certezze e con profonda disistima, di essere sempre attenti
e guardinghi, di controllare ogni cosa (… amici, partner, situazioni, ecc.).
In realtà si ha paura di tutto quello che si fa e delle conseguenze future che
possono avere le proprie azioni realizzate nel presente. L’incapacità di fare
affidamento sulle proprie risorse, sulle proprie forze, la mancanza fiducia
nelle proprie attitudini e nella capacità di far fronte con successo alle varie
situazioni, con la conseguente insicurezza (… disistima) e il bisogno di appoggiarsi
(… contare) sugli altri, sono tutti atteggiamenti con risvolti drammatici e,
soprattutto, spingono l’ansioso a vivere ai “margini” della propria esistenza.
Possiamo anche dire che l’impazienza, l’irrequietezza, la mancanza di concentrazione,
oppure l’attenzione ossessiva al dettaglio, l’intolleranza, ma anche presagi,
timori ingiustificati, sensazione di penosa aspettativa di pericolo imminente,
senza che vi sia un oggetto reale a provocarla sono tutte caratteristiche, tutti
aspetti di questo stato d’animo particolarmente complesso e penoso.
Ma qual è la funzione dell’ansia? Non sempre l’ansia risulta negativa, può essere
uno stato transitorio, ovvero una modalità adattiva indispensabile che permette
alla persona di prepararsi in modo adeguato a un evento o a un’azione. Di conseguenza,
l’organismo viene messo in una condizione di far fronte alle richieste del proprio
ambiente e, quindi, di sopravvivere a “fatti” che mettono in difficoltà la vita
stessa. Essa è dunque una tensione generale che mobilita tutte le risorse fisiche
e cognitive della persona per migliorarne la risposta (… in questo caso non
ha alcun effetto disgregante sulle capacità cognitive ed affettive del soggetto.
Lo metterà in una condizione psichica – fisica adeguata il cui effetto è decisamente
positivo e costruttivo, rispetto allo stimolo da affrontare). Ci rendiamo conto
della sua importanza solo quando la sua tensione si abbassa fino a raggiungere
una condizione di apatia (… stato che caratterizza, ad esempio, i tratti depressivi).
Eppure basterebbe una semplice riflessione per comprendere l’utilità ed il suo
ruolo, per esempio, nel far emergere in noi quella “grinta” che ci è così utile
quando si tratta di dover far fronte a gravi momenti di emergenza o, magari,
di opporci ai soprusi e all’ingiustizia. Se non si è sorretti da una opportuna
“energia” ansiosa, nei momenti di maggior impegno, ci riduciamo alla condizione
di un pallone che ha perso il suo caratteristico volume oppure di una barca
a vela senza vento in poppa. Tra i benefici offerti dell’ansia non deve essere
dimenticata la spinta all’aggregazione, al sociale. L’essere umano, infatti,
quando sperimenta sentimenti di disagio, di sofferenza e di inadeguatezza è
spinto a cercare aiuto e sicurezza nella convivenza con i suoi simili. Ma come
l’ansia adattiva con tutti i suoi rituali e le sue premonizioni è, indubbiamente,
utile e preziosa, l’ansia patologica con le sue inconsistenti paure, dubbi,
incertezze e inquietudini si presenta con caratteristiche distruttive e di estrema
sofferenza. Questo tipo di ansia devastante ha sempre come suo primo bersaglio
la mente ed è questo che la rende particolarmente debilitante. L’ansia patologica
(… stato di disagio che interferisce con le azioni) è ben diversa da quella
adattiva, perché causa estrema sofferenza e disfunzionalità. E’ caratterizzata
da uno stato di apprensione, di costante attesa di avvenimenti, quasi sempre
considerati, negativi e catastrofici. Generalmente le persone che vivono questo
malessere hanno la sensazione di essere minacciate da un pericolo incombente
e, naturalmente, vedono in ogni situazione una probabile causa di disastro.
Man mano che l’ansia aumenta, diminuisce l’efficienza prestazionale fino ad
arrivare, al blocco, all’immobilità, alla paralisi creando paradossalmente,
in tal modo, un ulteriore aumento di ansia generalizzata. Questo malessere coinvolge
tutta la persona, la cui caratteristica principale è, come abbiamo visto, una
forma irrealistica o eccessiva di ansia e di preoccupazione (… attesa apprensiva)
di fronte a determinati fatti della vita che in realtà non sono assolutamente
“minacciosi”. Sono tantissime le dinamiche curiose che generano e mantengono
in vita questo stato di apprensione: preoccupazione che qualche sventura possa
capitare al proprio figlio o a un proprio caro (… che non è assolutamente in
pericolo), aspettarsi disastri economici (… per motivi inconsistenti) e, non
meno frequente, ansia per prestazioni sessuali e lavorativa. L’ansia patologica
può essere appresa fin dalla tenere età, vivendo in un ambiente familiare eccitato,
irrequieto e disordinato. Quando si è calati in una atmosfera di irosità, di
battibecchi, di eterni silenzi, di scatti, di dispetti, di scontri verbali e
fisici si diventa, infatti, facili prede dell’ansia patologica che diventa,
man mano che passa il tempo, sempre più difficile da gestire, incanalarla verso
attività produttive e controllarla. Anche quando si vive in un clima di divieti
e di sanzioni, ogni messaggio (… anche educativo) può farsi strumento di profonde
paure e diffuse agitazioni favorendo, quindi, una incontrollata tensione. Il
miglior deterrente dell’ansia è indubbiamente una buona fiducia in se stessi,
per cui l’elogio e l’incoraggiamento, soprattutto nei bambini, sono più utili
di tante altre “buone intenzioni”, ad alimentare e mantenere una profonda sicurezza.
I segnali tipici dell’ansia. Non sempre la sintomatologia dell’ansia si presenta
in modo chiaro, evidente o con segni eclatanti da poterli facilmente inserire
in un quadro clinico patologico. Segni d’ansia singolari, senza necessariamente
essere di tipo patologico, possono essere: bagnare il letto, mangiarsi le unghie,
balbettare, paura del buio, raccontare bugie, fumare, bere eccessivamente, portare
gli occhiali da sole quando non sono necessari, arrotolarsi i capelli, girare
continuamente gli anelli al dito, ecc.
Come si manifesta a livello psichico: impazienza, intolleranza, irrequietezza,
difficoltà di concentrazione e attenzione esagerata per i dettagli, timori ingiustificati,
attacchi d’angoscia. Come si manifesta a livello somatico: tensione motoria,
dolori muscolari, incapacità di stare fermi, faticabilità, bisogno di respirare
profondamente, palpitazioni cardiache, dolori alla nuca, cefalee, bisogno di
urinare, nodo alla gola, stomaco chiuso, insonnia.
Naturalmente tutti questi segnali d’ansia non devono essere utilizzati per etichettare
le persone e a formulare dei giudizi di valore, essi hanno lo scopo di aiutare
coloro che soffrono a riflettere sulle loro condizioni in modo da non colpevolizzarsi,
a non vivere isolati e soprattutto a non porsi dei traguardi terapeutici eccessivamente
ambiziosi. Tutti questi segnali non sono “difetti” ma semplicemente modalità
reattive e come tali devono essere affrontati con “cuore” e con ragionevole
pazienza.
Le varie forme dei disturbi d’ansia. In questa breve esposizione, prendiamo
in considerazione: il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP), i disturbi fobici,
e il disturbo ossessivo – compulsivo.
Il disturbo di panico, è una delle manifestazioni più tipiche dell’ansia. Il
panico è uno stato d’ansia acuto associato con altri sintomi drammatici di natura
fisiologica, motoria e cognitiva. I correlati fisiologici del panico sono una
versione intensificata di quelli dell’ansia. La caratteristica essenziale è
il ricorrere di attacchi (… ansia) che si presentano in momenti imprevedibili,
sebbene certe situazioni, per esempio guidare l’automobile, si possono associare
con un attacco di panico. Gli attacchi di panico si manifestano con l’improvviso
insorgere di un’intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con un
senso di catastrofe imminente. I sintomi più comuni manifestati durante l’attacco
sono dsispnea, palpitazioni, dolore o malessere toracico, sensazione di sentirsi
strozzati sbandamento o vertigine, senso di instabilità, sentimenti di irrealtà
(… depersonalizzazione o derealizzazione), parestesie, vampate di calore o sensazioni
di freddo, sudorazione, senso di svenimento, tremori a piccole e grandi scosse,
paura di morire, di impazzire o di fare qualcosa di incontrollabile durante
l’attacco. Gli attacchi di solito durano pochi minuti, più raramente ore, alla
loro scomparsa, tuttavia, lasciano un residuo di malessere, di paura e di grande
prostrazione. La loro ripetizione non segue regole precise e codificabili: in
alcuni casi passano giorni, a volte settimane, in altri addirittura mesi senza
che l’attacco si ripeta. Gli attacchi, almeno all’inizio, sono inaspettati,
cioè non si verificano immediatamente prima o durante la presenza di oggetti
o condizioni che di solito causano ansia. In seguito certe situazioni, come
guidare una macchina o trovarsi in un posto affollato, possono essere associate
all’attacco. In altri termini, la persona avrà paura che ciò si verifichi, ma
non sa quando, anche se le probabilità sono maggiori rispetto a situazioni più
neutre. Perciò chi ha sofferto di ripetuti attacchi di panico evita sia di rimanere
solo sia di trattenersi in luoghi lontani da casa, dove manchi la possibilità
di aiuto in caso di improvviso malore o pericolo o minaccia da parte di altri.
E’ un disagio con una sintomatologia talmente debilitante che provoca il più
delle volte un ricovero presso il Pronto Soccorso nel timore ovviamente di una
gravissima malattia organica.
I disturbi fobici. La caratteristica essenziale è una paura persistente e irrazionale
di un oggetto, di un’attività o di una situazione specifica, che determina il
desiderio impellente di evitare l’oggetto, l’attività o la situazione temuta.
Questa reazione è riconosciuta dall’individuo, pur con la sua drammaticità,
come eccessiva o irragionevole, in proporzione alla reale pericolosità dell’oggetto
fobico. La fobia, inoltre, si riferisce a uno specifico oggetto. In un primo
momento il soggetto è spaventato da una situazione o da un evento specifici
(… luoghi alti, spazi chiusi, acqua profonda, guidare, ecc.), in tali situazioni
è fortemente preoccupato delle conseguenze che possono scaturire (… cadere,
soffocare, affogare, ecc.) quando viene attivata una fobia, la reazione del
soggetto può variare dall’ansia moderata al panico. Gli oggetti fobici a loro
volta possono variare da piccoli animali a eventi naturali come temporali, o
a eventi sociali, come parlare in pubblico o andare in società. La caratteristica
principale di una fobia è rappresentata dal fatto che essa implica la valutazione
di un alto grado di rischio in una situazione che è relativamente sicura. Le
fobie possono essere viste come uno dei tanti modi con cui l’ansioso cerca di
liberarsi dalle sue innumerevole paure: concentrando la sua paura sulla “situazione
fobica”, l’ansioso riesce a liberarsi da ogni tipo di paura. Si tratta di una
illusione che trova la sua giustificazione nelle sofferenze che l’ansioso prova
dentro di sé e da cui vorrebbe ad ogni costo liberarsi. Le fobie, diversamente
dagli attacchi di panico, la paura è legata a un oggetto o a una situazione
specifica. Essa è persistente, vale a dire che la persona ne soffre in modo
ripetitivo. Durante certe fasi del disturbo la presenza di uno stimolo fobico
provoca invariabilmente una risposta ansiosa, come sentirsi in preda al panico,
l’aumentata sudorazione, l’aumento dei battiti del cuore e la difficoltà a respirare.
L’ansia è detta anticipatoria se lo stimolo non è ancora presente, tuttavia
l’individuo sa che dovrà confrontarsi di lì a qualche tempo. Di solito vengono
messe in atto azioni di evitamento, che permettono parzialmente di aggirare
tali situazioni. In realtà si tratta di una situazione di timore continuo ed
irrazionale che affligge il soggetto, obbligandolo ad inventarsi le cose più
inverosimili pur di evitare di entrare in contatto fisico o psicologico con
ciò che viene temuto. Il più usato degli esempi di fobia è quello dell’agorafobia,
in cui l’evitamento si rivolge a qualsiasi spazio che l’individuo vive come
chiuso, per quanto possa esserlo limitatamente.
I disturbi ossessivi – compulsavi. Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi
o immagini persistenti vissuti dal soggetto inizialmente senza senso, per esempio
un genitore che ha impulsi ripetuti di uccidere un figlio amato, o una persona
religiosa che ha pensieri blasfemi ricorrenti. L’individuo tenta di ignorare
o di sopprimere tali pensieri o impulsi, o di neutralizzarli con qualche pensiero
o azione. La persona riconosce che le ossessioni sono un prodotto della propria
mente e che non sono imposte dall’esterno. Le ossessioni più comuni sono pensieri
ripetitivi di violenza, di contaminazione e di dubbio. Le compulsioni sono comportamenti
ripetitivi, finalizzati e intenzionali che vengono realizzati in risposta a
un’ossessione, secondo certe regole. L’atto compulsivo ha lo scopo di neutralizzare
o prevenire qualche disagio o qualche evento o situazione temuti. Comunque,
il comportamento non è connesso in modo realistico con ciò che esso dovrebbe
neutralizzare. L’individuo riconosce che il suo comportamento è eccessivo o
irragionevole e non prova alcun piacere da questa azione, sebbene fornisca una
diminuzione di ansia. La vita si trasforma in un monotono rito celebrato senza
sosta e senza scopo. Si avverte un impulso incontrollabile a ripetere determinate
immagini mentali o a moltiplicare la stessa azione per sentirsi rassicurati.
Nei tempi andati, questa patologia veniva definita con l’efficace termine di
“sindrome del dubbio”. Gran parte delle persone che ne sono afflitte devono
infatti controllare in continuazione di aver compiuto determinati gesti restando,
però, alla fine, sempre con il dubbio di non aver fatto quanto dovuto. Le compulsioni
più comuni sono: lavarsi le mani, il contagiare, il controllare, il contare
e il toccare. Questi comportamenti, tuttavia, diventano patologici quando sono
così frequenti e insistenti da diventare un ostacolo allo svolgimento di una
vita normale. Spesso il disturbo ossessivo si accompagna ad altri disagi, in
particolare alle fobie e alla depressione.
Cosa fare. Uscire dall’ansia è sicuramente possibile. E’ questa la convinzione
che deve sorreggere chi è affetto da questo come da tanti altri più gravi malesseri
emotivi. Prima di indicare i vari percorsi terapeutici idonei per questo disturbo
è però opportuno chiarire quali sono le false vie di uscita per evitare di muoversi
su sentieri che comportano solo un peggioramento della situazione. E’ importante
sapere che non bastano le buone parole o gli incoraggiamenti per evitare che
il campanello d’allarme suoni in continuazione. La spiegazione razionale che
un certo pericolo non esiste o non ha le dimensioni temute, potrà forse dare
un sollievo immediato, ma non impedirà certo al nodo alla gola, alle palpitazioni
o alla tensione di ripresentarsi. Inoltre, si creerà un ulteriore senso di malessere,
di impotenza e di colpa in quanto l’ansioso, il più delle volte, si sente responsabile
del suo stato emotivo. Non solo inutile, ma anche dannoso, risulta l’uso di
caffè o di alcolici (… assunti naturalmente in modo eccessivo!). Si deve inoltre
tenere presente che colpi di spugna definitivi, in breve tempo, non sono mai
realizzabili, ma che se si usano con costanza e convinzione tecniche appropriate,
anche se a volte sono considerate banali, è possibile controllare sia la componente
cognitiva che quella fisica dell’ansia. Oggi esistono terapie adeguate che permettono
non solo di arginare i sintomi ansiosi più fastidiosi, ma anche di tornare a
condizioni di normalità. Certo nessuno ha la palla di vetro o la bacchetta magica,
l’individuazione del trattamento giusto potrebbe richiedere tempo e qualche
“ricaduta”, ma primo o poi i risultati si raggiungono. Per il trattamento dell’ansia,
oltre ai trattamenti che in qualche modo si potrebbero chiamare classici tanto
sono entrati nell’uso popolare (… ansiolitici, psicoterapia, biofeedback, rilassamento
progressivo, visualizzazioni, yoga, ecc.) ne esistono tanti altri più semplici
e alla portata di tutti. Uno di questi è l’esercizio fisico: una lunga passeggiata
ha la capacità di allentare le tensioni ansiose difficilmente uguagliabili.
Inoltre, tra gli esercizi respiratori più efficaci e diffusi sono da ricordare
quello della respirazione profonda addominale e quello della respirazione ritmata
volontaria. Il primo, che va eseguito in posizione eretta, inizia con un’ispirazione
profonda e a bocca chiusa. Appunto perché è profonda, essa impegna soprattutto
il diaframma e quindi interessa l’addome non meno che il torace e mette in attività
parti della base del polmone che generalmente rimangono pressoché immobili.
A questa prima inspirazione segue una espirazione lenta a bocca semiaperta,
seguita a sua volta da un’inspirazione di tipo addominale: il ritmo respiratorio
dovrà realizzarsi intorno a circa sedici escursioni al minuto. Quello relativo
alla respirazione ritmica volontaria, si fa generalmente in posizione seduta:
inizia con una lunga inspirazione cui segue una pausa piuttosto lunga di alcuni
secondi al termine della quale l’aria viene emessa lentamente ed in quantità
più grande possibile. Questo esercizio come quello precedente, al fine di evitare
reazioni fisiologiche esagerate, deve avere la durata complessiva di una diecina
di minuti e può essere realizzata più volte al giorno. Anche il soddisfacimento
sessuale può essere visto come un utile sfogo all’ansia, specie quando questa
sia dovuta a eccitazioni erotiche provocate e rimaste insoddisfatte; ma perché
l’atto sessuale sia realmente liberatorio esso deve avvenire in piena sintonia
con la propria “coscienza” sia per quel che riguarda la “realizzazione” e sia
per quel che riguarda il partner (… con un atteggiamento scevro da moralismi
e in base alle proprie convinzioni, ecc.). L’ansia purtroppo a volte interferisce
negativamente sul felice espletamento del rapporto e ciò avviene soprattutto
quando lo si sente come un impegno cui non si può assolutamente mancare. Un
sollievo all’ansia tanto fugace quanto dannoso, se diventa un’abitudine, è quello
di mangiare (… o bere alcolici) smodatamente. Indubbiamente uno stomaco sazio
e ripieno serve ad allentare le tensioni ansiose, ma l’abuso del cibo diventa,
alla lunga, motivo di non pochi inconvenienti (… obesità, diabete, disturbi
circolatori, ecc.), un prezzo davvero troppo alto per brevi momenti di relativa
tranquillità.